28.10.2026 · SEO · 14 min di lettura

Che cosa fa davvero un SEO specialist: una settimana di lavoro, ora per ora

Non cerca parole chiave tutto il giorno. Il diario di una settimana vera: un giorno di dati, due di scrittura, mezza giornata di lavoro tecnico, mezza di clienti.

Un tablet appoggiato alla scrivania mostra un pannello con i grafici delle visite, accanto una tazza di caffè

Un SEO specialist divide la settimana in quattro: un giorno di analisi dei dati e delle posizioni, due di scrittura e sistemazione delle pagine, mezza giornata di lavoro tecnico sul sito, mezza di riunioni e rapporti. Il lavoro visibile è un quinto; il resto è misurare e correggere.

Questo articolo serve a due persone diverse. A chi vuole fare questo mestiere e si chiede com'è una settimana vera. E a chi deve incaricare qualcuno e, prima di firmare, vuole sapere che cosa sta pagando. Il diario che segue è una settimana tipo: cinque giorni, con le ore messe dove vanno davvero.

SEO sta per «ottimizzazione per i motori di ricerca»: tutto ciò che si fa a un sito perché compaia fra i primi risultati di Google senza pagare la pubblicità. Chi lo fa di mestiere non passa le giornate a cercare parole: passa le giornate a decidere quale pagina scrivere, quale correggere e in che ordine.

Lunedì: guardare i numeri

La settimana comincia da Search Console, il pannello gratuito con cui Google dice a un sito su quali ricerche lo ha mostrato, quante volte, in che posizione e quanti clic ha ricevuto. È lo strumento principale del mestiere e non costa niente: chi lavora su un sito senza averlo collegato sta lavorando al buio.

Il lunedì si leggono quattro cose, in quest'ordine.

  1. Le pagine che hanno perso clic rispetto alle quattro settimane precedenti. Non la posizione: i clic. Una pagina può scendere di tre posizioni e perdere zero clic, e un'altra può restare ferma e perderne la metà perché sopra di lei è comparso un riquadro nuovo.
  2. La posizione media sulle ricerche che portano richieste. Si guarda solo quella lista, che su un sito aziendale è fatta di dieci o venti ricerche. Il resto del rapporto è rumore.
  3. Le ricerche nuove su cui Google ha iniziato a mostrare il sito senza che nessuno le avesse previste. Sono la fonte di idee migliore che esista, e si trovano solo qui.
  4. Gli errori comparsi nell'ultima settimana: indirizzi che non rispondono, pagine escluse dall'indice, cali improvvisi di scansione.

Poi si decide. Non tutto quello che si muove merita un intervento, e questa è la parte del mestiere che non si impara dai manuali. La regola pratica è una: si interviene quando il calo è su una pagina che porta richieste, o quando una pagina che porta richieste è a un passo dalla prima pagina. Un calo di venti posizioni su un articolo che nessuno clicca non è un problema, è una notizia.

Un esempio dal nostro stesso sito, perché è il caso più onesto che possiamo portare. Su «web agency lecce», al 20 ottobre 2026, Search Console ci dava 567 impressioni in tre mesi — circa 190 al mese — con una posizione media di 19,9. Google ci mostra regolarmente, in seconda pagina, dove si clicca poco. Non ci manca una pagina: ci mancano quindici posizioni. Questo è il tipo di lettura che fa scattare il lavoro del resto della settimana.

Il conto che trasforma quel numero in una decisione si fa in trenta secondi, ed è il motivo per cui il lunedì esiste. A 190 impressioni al mese, la ventesima posizione porta circa due clic. La terza posizione, sullo stesso numero di impressioni, ne porta circa diciannove; il primo posto va verso i cinquanta. Lo stesso lavoro, sulla stessa pagina, vale dieci volte tanto a seconda di dove si parte, e il lunedì serve a trovare le pagine che stanno fra la ottava e la quindicesima posizione, perché sono quelle dove due giorni di lavoro si vedono entro il mese.

Una cosa da fare oggi, se non la hai mai fatta: apri Search Console, metti gli ultimi tre mesi, ordina per impressioni e cerca le righe con molte impressioni e meno dell'1% di clic. Quelle sono le pagine che Google sta già mostrando a qualcuno. Sono il tuo arretrato, e non richiedono una pagina nuova.

Martedì e mercoledì: scrivere e sistemare le pagine

Due giorni su cinque si scrive. È la quota di tempo più alta della settimana e quella che i preventivi raccontano peggio, perché «contenuti» è una voce che non dice quante pagine.

Una pagina nuova nasce sempre da una ricerca misurata, mai da un'idea. Prima si guarda il volume — quante persone al mese digitano quella cosa — e la difficoltà, cioè quanto sono forti i siti che oggi stanno in prima pagina. Poi si guarda che cosa c'è già in prima pagina: se sono tutte schede di prodotto, l'articolo non servirà a niente, perché Google ha capito che chi cerca vuole comprare, non leggere.

Il procedimento di scrittura, in quattro passi, è sempre lo stesso.

  1. Si scrive la risposta alla domanda in quattro righe, e si mette in cima. È la parte che Google e gli assistenti come ChatGPT citano, e se non si capisce letta da sola non va bene.
  2. Si costruiscono i titoli interni come affermazioni complete, non come etichette. «Come si misura» non dice niente; «Si misura per pagina, non per sito» dice già la risposta.
  3. Si scrive il testo partendo da un fatto e arrivando al motivo, mai il contrario.
  4. Si rilegge togliendo tutto quello che resta vero anche cambiando settore. Se una frase funziona identica per un porto turistico e per una scuola, non sta dicendo niente.

Il lavoro più redditizio di questi due giorni, però, non è la pagina nuova: è riscrivere una pagina che esiste già. Una pagina che Google conosce da due anni, con qualche posizione in seconda pagina, risale in settimane. Una pagina nuova deve prima farsi trovare, e questo richiede mesi. A parità di ore, chi sceglie il nuovo lavora per il trimestre dopo; chi sceglie il vecchio lavora per questo mese.

Un caso nostro, per dire come si riconosce una pagina da riscrivere. Nel foglio delle ricerche che abbiamo misurato c'è «agenzia google ads»: 1.300 ricerche al mese, difficoltà 10, cioè concorrenza quasi assente. Una nostra pagina contiene quei termini nel titolo e nell'indirizzo, quindi sulla carta la ricerca è coperta. Nella realtà non ha una posizione che porti clic. Non serviva una pagina nuova: serviva riscrivere quella che c'era, perché rispondeva a metà della domanda e non diceva né il prezzo né chi avrebbe lavorato al progetto.

L'errore che vediamo più spesso in questi due giorni è il contrario: si pubblica la pagina nuova e si lascia stare la vecchia che parlava della stessa cosa. Da quel momento le due si fanno concorrenza, Google non sa quale mostrare e nessuna delle due sale. Il rimedio è deciderlo prima di scrivere: chi vince resta, la perdente si riscrive per una domanda diversa e si collega alla vincente, oppure si reindirizza. Mezza giornata presa in anticipo, invece di sei mesi di posizioni ferme.

Il lavoro che nessuno vede: i collegamenti interni

Un collegamento interno è un link da una pagina del sito a un'altra. Serve a due cose: dice a Google quali pagine contano, e porta chi legge dalla pagina che spiega a quella che vende.

È l'intervento con il miglior rapporto fra tempo e risultato di tutto il mestiere, ed è anche il più trascurato, perché non si vede e non si racconta bene in riunione. Il nostro sito è un buon esempio di come si sbaglia: dei circa 185.500 collegamenti che arrivavano a moviweb.it dall'esterno al 20 ottobre 2026, secondo il rapporto sui collegamenti di Search Console, quasi tutti puntavano alla home. Sono i crediti nel piè di pagina dei siti che abbiamo realizzato, moltiplicati per ogni loro pagina. Risultato: la home ha peso, le pagine di servizio no, e la forza entra da un solo punto invece di distribuirsi.

Il rimedio costa mezza giornata e si fa dal pannello: si parte dalle pagine più lette, si cercano i punti del testo dove un lettore avrebbe davvero bisogno di andare altrove, e si mette il link lì. Non in fondo, non in un elenco di «articoli correlati»: dentro la frase.

Giovedì mattina: la parte tecnica

Mezza giornata a settimana, non di più, e non perché sia poco importante: perché il lavoro tecnico è fatto di interventi brevi e rari, non di manutenzione continua. Quattro voci tornano sempre.

Gli indirizzi e i reindirizzamenti. Quando una pagina cambia indirizzo, serve un reindirizzamento — un cartello che manda chi arriva al vecchio indirizzo su quello nuovo. Senza, si perde tutto il lavoro fatto prima. Quando abbiamo rifatto il nostro sito abbiamo messo 153 reindirizzamenti: fino a quando Google non ripassa su ognuno, non trasferiscono niente, e questo spiega perché un rifacimento si misura a tre mesi e non a tre giorni.

La mappa del sito, cioè il file che elenca a Google gli indirizzi da visitare. Se ne resta in giro una vecchia, Google continua a chiedere pagine che non esistono più e genera errori che sembrano gravi e non lo sono. Sul nostro sito, una mappa vecchia dichiarava 94 indirizzi spariti: toglierla è stato un clic.

La velocità, che si guarda dai dati dei visitatori reali e non dai punteggi di laboratorio. Su un sito con poche visite Google scrive «dati insufficienti» e in quel caso la velocità non pesa sul posizionamento: si sistema per le persone, con calma, non per il motore.

I dati strutturati, cioè le informazioni scritte in un formato che Google legge come una scheda: di che cosa parla la pagina, chi è l'autore, che prezzo ha il servizio, in che zona si lavora. Non cambiano la posizione da soli, ma sono il materiale con cui gli assistenti basati sull'intelligenza artificiale capiscono che cosa offri. È diventata la metà del lavoro tecnico che vale la pena fare.

Giovedì pomeriggio: il cliente

Mezza giornata per rapporti e riunioni. Chi la considera tempo perso di solito perde il cliente, perché un lavoro che non si vede e non si spiega, dopo quattro mesi, sembra un lavoro che non c'è.

Un rapporto mensile utile contiene quattro cose e nient'altro: le posizioni sulle ricerche concordate a inizio progetto, l'elenco degli interventi fatti quel mese con la pagina su cui sono stati fatti, le richieste arrivate dal sito, e che cosa si farà il mese dopo. Quello che non deve contenere: grafici di traffico complessivo, punteggi inventati da strumenti, e la parola «miglioramento» senza un numero accanto.

C'è un numero che va messo nel rapporto anche quando è brutto, ed è quello che distingue un fornitore da un venditore: i clic che non arrivano dal nome dell'azienda. Se un sito riceve cento visite da Google e ottanta sono di persone che hanno digitato il nome dell'azienda, quelle ottanta avrebbero trovato il sito comunque e il lavoro di posizionamento non le ha prodotte. Sul nostro sito, su 421 clic in tre mesi, 303 erano su ricerche che non contenevano il nostro nome: è quel 303 che misura il lavoro, e si legge in Search Console filtrando le ricerche che non contengono il nome.

L'errore tipico del giovedì pomeriggio è mandare il rapporto e non chiamare. Un documento di otto pagine letto da solo non difende il progetto: la mezz'ora di telefonata in cui si spiega perché una pagina è scesa, e che cosa si farà, vale più delle otto pagine. Il rimedio è metterla nel contratto come appuntamento fisso, una volta al mese, anche quando non c'è niente di urgente da dire.

La conversazione più difficile è sui tempi, e si tiene all'inizio, non al quarto mese. I nostri tempi, quelli che scriviamo nei preventivi: i primi movimenti nelle posizioni a tre mesi, le richieste a sei. Su un mercato locale poco presidiato può andare più veloce; su una ricerca nazionale serve più tempo e più autorevolezza. Chi promette il primo posto in trenta giorni sta vendendo un'altra cosa.

Venerdì: farsi citare

L'ultimo giorno si lavora fuori dal sito. Google considera un collegamento da un altro sito come una citazione: più siti reali e pertinenti ti nominano, più ti considera affidabile. Il venerdì serve a far accadere quelle citazioni, e non si compra niente.

In concreto: si scrive a un'associazione di categoria di cui si è soci per chiedere di comparire nell'elenco dei membri con il link giusto; si manda alla stampa locale una notizia vera, per esempio l'apertura di un bando che interessa le imprese della zona; si chiede a un cliente soddisfatto di nominarci dentro una sua pagina, non nel piè di pagina.

La differenza fra le due cose è enorme, e il nostro sito la dimostra per assurdo. Un giornale locale ci cita con oltre 43.000 collegamenti — sempre dallo stesso rapporto — tutti identici, tutti dal piè di pagina: Google li comprime e valgono quasi niente. Un solo collegamento dentro un loro articolo, con il nostro nome nel testo e verso la pagina giusta, varrebbe più di tutti quelli insieme. Chi fa questo lavoro passa il venerdì a cercare quel singolo collegamento.

La misura di quanto il venerdì stia funzionando è un numero solo, e si legge nel rapporto sui collegamenti di Search Console: quante pagine interne del sito hanno almeno un collegamento esterno che non sia un credito nel piè di pagina. Sul nostro sito, al 20 ottobre 2026, erano tre. Partire da tre e arrivare a venti in un anno è un obiettivo concreto, verificabile e che non dipende da Google: dipende da quante email si mandano.

La routine del venerdì che consigliamo a chi se la gestisce da solo sta in tre email a settimana, sempre le stesse tre categorie. Una a un'associazione o a un elenco di settore in cui l'azienda è già presente ma senza collegamento. Una a un cliente o a un fornitore, con la riga già scritta che gli basta incollare. Una a una redazione locale, con una notizia vera e non con un comunicato promozionale. Tre email a settimana sono centocinquanta in un anno, e la percentuale di risposta non deve essere alta per cambiare il quadro.

Che cosa deve saper fare, e che cosa no

L'elenco onesto delle competenze è più corto di quello che si legge negli annunci di lavoro.

Deve saperlo farePerché
Leggere Search Console e un foglio di calcoloÈ il 90% delle decisioni
Scrivere in italiano comprensibileDue giorni su cinque sono scrittura
Capire il mestiere del clienteSenza, si scrivono pagine giuste per Google e inutili per chi compra
Mettere mano al pannello del sito senza rompere nienteTitoli, descrizioni, indirizzi, link interni
Spiegare a un imprenditore perché serve tempoÈ la competenza che fa durare i progetti

Quello che si delega, e va bene così: lo sviluppo vero del sito, la grafica, le campagne a pagamento, la gestione dei social. Un SEO specialist che dice di fare anche quelle quattro cose sta facendo male cinque lavori. Da noi sono mestieri di persone diverse, e si può vedere chi fa che cosa nella pagina del nostro gruppo di lavoro: quattordici persone con nome e ruolo, non una casella «reparto SEO».

Quanto guadagna e quanto costa farselo

Qui i due lettori di questo articolo si dividono, ed è giusto dare a entrambi lo stesso numero visto dai due lati. Le fasce qui sotto sono ordini di grandezza, non un listino e non una rilevazione statistica: le ricaviamo dai preventivi di altri fornitori che i nostri clienti ci passano quando ci chiedono un confronto e dagli annunci di ricerca di personale del settore, aggiornati a ottobre 2026. Gli unici numeri certi di questa sezione sono i nostri prezzi, che sono pubblicati sul sito.

ComeCosto per l'aziendaChe cosa ottieniIl rischio
Persona interna28.000-45.000 € l'anno di costo aziendaleAttenzione piena, conosce il prodottoUn mestiere solo: serve comunque chi sviluppa e chi scrive
Libero professionista400-1.500 € al meseCosto basso, rapporto direttoFerie, malattia, e un solo punto di vista
Agenzia800-3.000 € al mesePiù mestieri insieme, continuitàAttenzione divisa su più clienti

I nostri prezzi, che sono pubblicati e quindi verificabili: la SEO locale parte da 400 € al mese, quella completa da 800 €, quella per un negozio online da 1.000 €. La differenza fra le fasce non è il monte ore, è quanto contenuto si produce ogni mese e quanta autorevolezza si costruisce fuori dal sito.

C'è una quarta strada che quasi nessuno considera e che in certi casi è la migliore: far crescere una persona che hai già in azienda. Funziona quando c'è qualcuno che scrive bene e conosce i clienti, perché la parte difficile del mestiere è quella, non la tecnica. In quel caso la spesa è un percorso di formazione sul marketing digitale più qualche mese di affiancamento, e il risultato resta dentro l'azienda.

La domanda che decide fra le quattro strade è una sola, e non è il budget: quanto cambia il tuo sito ogni mese? Se cambia poco — un sito di presentazione, dieci pagine — basta qualcuno poche ore al mese. Se cambia tanto, perché hai un catalogo, un blog e campagne attive, serve una struttura, e una persona sola non ce la fa.

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Domande frequenti

Domande frequenti

Che differenza c'è fra un SEO specialist e un consulente SEO?

Nella pratica nessuna: cambia il tipo di rapporto, non il mestiere. «Specialist» di solito indica chi è dipendente di un'azienda o di un'agenzia, «consulente» chi lavora in proprio con più clienti. Il lavoro settimanale è lo stesso.

Un SEO specialist scrive anche i testi?

Nella maggior parte dei casi sì, e due giorni su cinque della sua settimana sono scrittura. Su progetti grandi la scrittura passa a chi fa quello di mestiere e lui decide quali pagine scrivere e come vanno strutturate.

Bastano poche ore al mese?

Dipende da quanto cambia il sito. Un sito di presentazione di dieci pagine si tiene in piedi con poche ore al mese dopo la sistemazione iniziale. Un negozio online o un sito con un blog attivo consuma quelle ore in una settimana.

Serve saper programmare?

No, ma serve saper leggere. Bisogna capire che cosa sta facendo chi sviluppa, riconoscere un problema tecnico e descriverlo con precisione. Scrivere il codice è un altro mestiere.

In quanto tempo si vedono i risultati del suo lavoro?

I primi movimenti nelle posizioni in tre mesi, le richieste in sei. Su una pagina che esiste già e sta in seconda pagina può andare più veloce; su un indirizzo nuovo serve più tempo perché Google deve prima conoscerlo.

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