28.10.2026 · SEO · 16 min di lettura
Comprare link building: cosa ti vendono, cosa paghi, cosa rischi
Pacchetti da 50 a 5.000 euro al mese. Come si riconosce un link che vale, quali fanno danno e le otto domande da fare prima di firmare un contratto.
Un servizio di link building costa fra 300 e 3.000 euro al mese e dovrebbe consegnare da due a otto citazioni al mese su siti reali, con il traffico dichiarato. I pacchetti sotto i 100 euro vendono link su siti costruiti solo per vendere link: fanno danno, non risultato.
Questo articolo risponde a una domanda sola: che cosa si compra quando si paga un servizio di link building, e come si capisce se vale. Non spiega come si fa il lavoro — quello sta nella nostra guida su come si fa link building bene — perché chi ha un'offerta sul tavolo non ha bisogno del procedimento: ha bisogno di sapere se quelle righe valgono i soldi che chiedono.
Una definizione, prima di tutto. Google considera un collegamento da un altro sito come una citazione: più siti reali e pertinenti ti nominano, più ti considera affidabile. La link building è il lavoro di far accadere quelle citazioni. Comprarle è possibile, è contro le regole dichiarate di Google, ed è quello che fa gran parte del mercato: questo articolo serve a sapere quanto si sta rischiando e per che cosa.
Una nota sui prezzi che leggerai qui dentro. Tutte le cifre di questo articolo sono ordini di grandezza ricavati dalle offerte che i nostri clienti ci girano per un parere e da quelle che arrivano a noi, aggiornate a ottobre 2026: non sono un listino, non sono una rilevazione statistica e non sono i nostri prezzi. L'anatomia dell'offerta da 90 euro più avanti è un esempio costruito da noi, non il documento di un fornitore specifico. Gli unici numeri verificabili della pagina sono quelli presi dal nostro rapporto sui collegamenti, e sono dichiarati come tali.
Che cosa stai comprando, in concreto
Esistono tre cose diverse che vengono vendute con lo stesso nome, e il prezzo che vedi dipende quasi solo da quale delle tre ti stanno dando.
| Tipo | Come nasce | Costo per citazione | Durata |
|---|---|---|---|
| Guadagnata | Un sito ti nomina perché hai fatto o detto qualcosa che valeva la pena citare | Zero in denaro, da mezza giornata a settimane di lavoro | Permanente, e non si può togliere |
| Comprata | Si paga il proprietario di un sito perché inserisca un link in un articolo | Da 50 a 1.500 € a seconda del sito | Finché paghi o finché quel sito esiste |
| Scambiata | Due siti si nominano a vicenda, o si entra in un giro di scambi | Zero, ma si dà un link in cambio | Fragile: Google riconosce gli schemi reciproci |
Quasi tutti i pacchetti mensili vendono la seconda. È legittimo saperlo e deciderlo, non è legittimo che te lo raccontino come la prima. La domanda che smaschera l'offerta è una: «il sito che mi proponete sarebbe disposto a nominarmi gratis?» Se la risposta è no, stai comprando spazio pubblicitario travestito da riconoscimento editoriale, e Google lo sa fare questo ragionamento meglio di quanto si pensi.
Capire quale delle tre ti stanno dando si fa guardando due righe del preventivo. La prima è il costo per citazione: si divide il canone mensile per il numero di collegamenti promessi. Sopra i 200 euro per collegamento si sta pagando anche il lavoro di contatto, e questo è un buon segno. Sotto i 20 si sta comprando spazio su siti che esistono per essere venduti. La seconda riga è chi scrive il testo: se lo scrive il fornitore e tu non lo vedi prima della pubblicazione, quel testo è stato scritto per contenere un link, non per essere letto. Un'offerta che ti manda il testo in approvazione sta facendo un altro mestiere, e di solito costa di più per una ragione.
Come si riconosce un link che vale
Prima che il link venga messo, su ogni sito proposto si chiedono cinque cose. Un fornitore serio le ha già pronte in un foglio; uno che si offende alla domanda sta nascondendo l'elenco.
- Quante visite riceve quel sito dai motori di ricerca, ogni mese? Un sito con un punteggio di autorevolezza alto e zero visite organiche è un sito morto che vende la sua vecchia reputazione. Il traffico è il controllo più rapido di tutti.
- Di che cosa parla? Un link da un blog di ricette verso un'azienda di acciaio inox non significa niente, qualunque sia il punteggio. La pertinenza è l'unico criterio che non si compra.
- Quanti link in uscita ha, e verso chi? Se ogni articolo porta a sei aziende diverse di sei settori diversi, quel sito esiste per vendere link e si vede a occhio in due minuti.
- Quel sito riceve visite da persone? Un sito con commenti veri, una pagina dei contatti con un nome, un profilo social attivo, è un sito. Uno con articoli di quattrocento parole generati in serie e nessun autore non lo è.
- Dove finirà il link, esattamente? Dentro un articolo pertinente a metà del testo, oppure in un elenco di partner nel piè di pagina? La differenza di valore fra le due è di un ordine di grandezza.
Il controllo pratico su un sito proposto dura due minuti e non richiede abbonamenti. Si apre il sito e si guardano tre cose nell'ordine. La pagina dei contatti: se non c'è un nome, una partita IVA o un indirizzo, quel sito non è di nessuno. Gli ultimi cinque articoli: se parlano di prestiti, assicurazioni, scommesse e arredamento tutti insieme, il sito esiste per ospitare link di chiunque paghi. Il piè di pagina: se c'è scritto «scrivi per noi» o «pubblica il tuo articolo», il prezzo che il tuo fornitore ti sta facendo pagare è probabilmente il doppio di quello che paga lui. Tre controlli, due minuti, e scartano la metà delle proposte che girano.
Sull'ultimo punto possiamo portare la prova più imbarazzante che abbiamo, ed è nostra. Nel rapporto sui collegamenti di Search Console, al 20 ottobre 2026, a moviweb.it arrivavano circa 185.500 collegamenti dall'esterno, e quasi tutti puntavano alla home: sono i crediti nel piè di pagina dei siti che abbiamo realizzato, moltiplicati per ogni loro pagina. Un solo cliente, un negozio online con un catalogo grande, ne genera da solo oltre centoquattordicimila. Un giornale locale oltre quarantatremila.
Google li comprime: realisticamente valgono quanto cinque domini. Centottantacinquemila collegamenti che valgono cinque. Se li avessimo comprati, avremmo speso una fortuna per niente. E un solo collegamento dentro un articolo di quel giornale locale, con il nostro nome nel testo e verso la pagina giusta, varrebbe più di tutti i quarantatremila insieme. È il modo più chiaro che conosciamo per spiegare perché la quantità, in questo mestiere, non è un indicatore.
I pacchetti a basso prezzo: che cosa c'è dentro
Prendiamo un'offerta tipo da 90 euro al mese che promette «20 backlink DA 40+». È un esempio costruito da noi, montato con le voci che si ripetono nelle email di questo tipo che riceviamo: non è il documento di un fornitore specifico, e serve a far vedere come si smonta riga per riga.
| Che cosa promette | Che cosa è davvero | Che effetto fa |
|---|---|---|
| 20 collegamenti al mese | Inserimenti automatici su siti creati per questo | Nessuno, nel migliore dei casi |
| «DA 40+» | Un punteggio calcolato da uno strumento privato, non da Google, e gonfiabile | Nessuno: Google non usa quel numero |
| Collegamenti da 20 Paesi diversi | Reti di siti multilingua generati in serie | Segnale di schema artificiale |
| Rapporto mensile con l'elenco | Un foglio con venti indirizzi | L'unica cosa che ricevi davvero |
| «Permanenti e garantiti» | Garantiti da chi vende i link, non da Google | Spariscono quando il sito chiude |
Il conto è presto fatto: venti collegamenti a 90 euro significano 4,50 euro per collegamento. Nessun proprietario di un sito reale, con lettori veri, inserisce un link nel proprio articolo per 4,50 euro. Il prezzo da solo dice che cosa c'è dentro, senza bisogno di verificare niente.
La cosa che rende questi pacchetti difficili da smascherare è che consegnano sempre. Ogni mese arriva il foglio con venti indirizzi, ogni indirizzo si apre e il link c'è davvero. Dal punto di vista del contratto il fornitore ha fatto quello che aveva promesso, e a dodici mesi — restando sull'esempio costruito sopra — ti ritrovi con 1.080 euro spesi, 240 collegamenti nel foglio e le stesse posizioni di partenza. Non c'è nessuno da incolpare: la promessa era «venti backlink al mese» e sono arrivati. Il rimedio è scrivere nel contratto che cosa deve succedere, non che cosa deve arrivare: le ricerche su cui si vuole salire, la posizione di partenza di ognuna e la data in cui si guarda.
C'è un dato nostro anche qui. Nel rapporto sui collegamenti del nostro sito abbiamo contato 179 domini di venditori di backlink che nominano moviweb.it in pagine generate in automatico, senza che nessuno glielo abbia chiesto e senza che abbiamo mai pagato un euro. Li generano a pioggia per riempire le loro reti. Google li sta già ignorando da solo, e nella sezione «Azioni manuali» di Search Console c'è scritto «Nessun problema rilevato». Questo dice due cose: che i link di quel tipo arrivano anche senza comprarli, e che non valgono niente.
Quanto costa un servizio serio
Le fasce qui sotto sono ordini di grandezza, non un listino e non una rilevazione statistica: le ricaviamo dalle offerte di link building che i nostri clienti ci girano per un parere e da quelle che arrivano a noi, aggiornate a ottobre 2026. Servono a capire se il numero che hai sul tavolo sta dentro o fuori dal mercato, non a stabilire un prezzo giusto.
| Spesa mensile | Che cosa è ragionevole aspettarsi | Quando si misura |
|---|---|---|
| Sotto 100 € | Niente di utile. Si rischia soltanto | — |
| 300-600 € | 1-2 citazioni al mese su siti di settore piccoli, più il lavoro di contatto | 6-9 mesi |
| 800-1.500 € | 2-4 citazioni al mese, almeno una su un sito con traffico reale | 4-6 mesi |
| 2.000-3.000 € | 4-8 citazioni al mese, con ufficio stampa e testate di settore | 3-6 mesi |
| Oltre 5.000 € | Ha senso solo su progetti nazionali molto contesi | 3-6 mesi |
Tre cose da sapere su questi numeri. Il risultato non è lineare: raddoppiare la spesa non raddoppia l'effetto, perché la differenza la fa la qualità del singolo collegamento e non la quantità. Il lavoro di contatto costa più del link: in un'offerta onesta, una buona parte del prezzo è il tempo di chi scrive alle redazioni, e questo è il motivo per cui le offerte bassissime non possono includerlo. E la link building non è il primo lavoro da fare su un sito: se le pagine non ci sono o sono scritte male, le citazioni puntano al vuoto. Noi la teniamo dentro la link building e digital PR, dopo la sistemazione delle pagine, non prima.
C'è un modo onesto di scrivere questa voce in un preventivo, e serve pretenderlo. Una riga che dice «link building: 800 €/mese» non è un preventivo. Una riga che dice «da due a quattro citazioni al mese su siti di settore con almeno 1.000 visite organiche mensili, testo scritto da noi e mandato in approvazione, sostituzione entro trenta giorni se il collegamento sparisce, misurazione sulle sei ricerche elencate in allegato a partire dal quarto mese» è un preventivo. Chiedi la seconda versione: se non arriva, il prezzo non è il problema. È il formato che usiamo noi quando questa voce entra in un preventivo SEO, e non è una cortesia: una riga scritta così è l'unica che a sei mesi permette di dire se il lavoro è stato fatto.
I rischi veri
Il rischio raccontato dai venditori è «Google ti penalizza». Nella pratica è il meno frequente dei tre. Questi sono in ordine di probabilità.
Primo: hai speso e non è accaduto niente. È l'esito più comune di tutti. Google ignora i collegamenti che riconosce come artificiali, senza avvisare e senza punire. Dopo dodici mesi hai un foglio con duecentoquaranta indirizzi e le stesse posizioni di prima.
Secondo: i siti chiudono e i link spariscono. I siti costruiti per vendere link hanno una vita breve. Quello che hai comprato come «permanente» dura quanto l'abbonamento del proprietario al suo spazio web.
Terzo: il declassamento. Accade quando lo schema è grosso, rapido e riconoscibile — trecento collegamenti in due mesi con lo stesso testo. Non arriva una lettera: le posizioni scendono e nessuno ti dice perché. Una penalizzazione dichiarata, che compare nella sezione «Azioni manuali» di Search Console, è raro vederla su un'azienda normale.
Il quarto rischio non è di Google ed è quello che costa di più: il tempo. Dodici mesi spesi sulla link building sono dodici mesi non spesi a scrivere le pagine che mancano, e quello è il lavoro che avrebbe prodotto il risultato.
Il modo di tenere sotto controllo tutti e quattro è una colonna in più nel foglio che il fornitore ti manda ogni mese: la posizione delle ricerche concordate, misurata lo stesso giorno di ogni mese. Se dopo sei mesi i collegamenti crescono e le posizioni sono ferme, la risposta non è comprarne di più: è che quella leva non sta funzionando su quel sito, e i soldi vanno spostati sulle pagine. Questa è la decisione che quasi nessuno prende, perché richiede di ammettere che sei mesi sono stati spesi male, e per questo va messa in calendario prima di firmare.
Come si tolgono i link sbagliati fatti da altri
Capita di ereditare una situazione: un'agenzia precedente ha comprato per due anni e adesso c'è una coda di collegamenti dubbi. La sequenza corretta è questa, e il primo passo è quello che quasi nessuno fa.
- Controllare se c'è davvero un problema. Search Console, sezione «Azioni manuali». Se c'è scritto «Nessun problema rilevato», non c'è nessun provvedimento in corso e il calo ha un'altra causa.
- Chiedere la rimozione ai proprietari dei siti peggiori, uno per uno, via email. Risponde una minoranza, ma è il passaggio che Google si aspetta.
- Usare lo strumento di disconoscimento solo se serve. È un file che dice a Google di ignorare certi domini. Va usato quando c'è una penalizzazione dichiarata, non per prudenza.
- Non farlo mai per schema. Disconoscere tutti i domini con un certo suffisso o con un punteggio basso si porta via anche i pochi collegamenti buoni che hai. Sul nostro sito, nonostante i 179 domini di venditori, non abbiamo fatto nessun disconoscimento: non stanno facendo danno, e il rimedio sarebbe peggio.
Le otto domande da fare prima di firmare
Mandale per email, così restano scritte. Accanto c'è la risposta che deve arrivare.
| Domanda | Risposta accettabile |
|---|---|
| Mi fate vedere i siti prima che il link sia messo? | Sì, sempre, con diritto di rifiuto |
| Quante visite organiche al mese riceve ognuno? | Un numero per ogni sito, con lo strumento da cui viene |
| Quanti collegamenti al mese, esattamente? | Una cifra, non «fino a» |
| I link li pagate voi al proprietario del sito? | Una risposta chiara, sì o no |
| Chi scrive il testo dove va il link? | Noi o voi: deve essere detto |
| Cosa accade se il sito chiude o il link sparisce? | Sostituzione entro un tempo scritto |
| Mi fate tre esempi di collegamenti ottenuti per altri clienti? | Tre indirizzi veri da aprire |
| In quanto tempo si misura, e su quali ricerche? | Un elenco di ricerche e una data |
Se a tre di queste otto la risposta è vaga, l'offerta è da scartare senza negoziare il prezzo. Non è questione di fiducia: sono informazioni che chiunque faccia questo lavoro ha già in un foglio, e chi non le dà non le ha.
Alla settima domanda, quella dei tre esempi, va dedicato mezzo pomeriggio perché è l'unica che non si può raccontare. Si prendono i tre indirizzi, si aprono, e si controlla che il collegamento ci sia ancora: una volta su tre non c'è più. Poi si legge l'articolo che lo contiene e si risponde a una domanda sola: questo testo sarebbe stato scritto anche senza il link dentro? Se parla di tutto e di niente per quattrocento parole e poi nomina un'azienda di infissi, la risposta è no, e sai esattamente che cosa ti verrebbe consegnato.
Una precisazione sulla durata del contratto, perché è la clausola su cui si litiga. Sei o dodici mesi di impegno su questa voce sono ragionevoli, perché il lavoro di contatto con le redazioni ha tempi che non dipendono dal fornitore. Non è ragionevole un vincolo di dodici mesi senza la clausola di uscita se gli obiettivi scritti nel preventivo non si avvicinano a metà percorso. La formula da chiedere è semplice: al sesto mese si guardano insieme le posizioni delle ricerche elencate, e se non si sono mosse il contratto si può chiudere con un preavviso di trenta giorni. Chi fa bene questo lavoro accetta, perché sa che si muoveranno.
L'alternativa gratuita che quasi nessuno sfrutta
Prima di spendere mille euro al mese, c'è una lista di cose che costano solo tempo e che quasi nessuna azienda ha fatto fino in fondo. Valgono più di un pacchetto da 600 euro, e il motivo è semplice: sono citazioni guadagnate, quindi permanenti e impossibili da togliere.
- Le associazioni di cui sei già socio. Confindustria, consorzi, albi, reti di impresa: hanno un elenco dei membri e in metà dei casi il tuo nome è scritto senza link. È una email.
- I tuoi clienti e i tuoi fornitori. Non il credito nel piè di pagina: una riga dentro una loro pagina, dove raccontano il lavoro fatto insieme. Dieci di queste valgono più di centomila crediti, e lo sappiamo per esperienza diretta.
- La stampa locale, con una notizia vera. L'apertura di un bando che interessa le imprese della zona, un'assunzione, un dato sul tuo settore che hai misurato tu. Le redazioni locali hanno bisogno di contenuto e nessuno gliene manda.
- I fornitori di cui usi i prodotti. Molti hanno una pagina «dove trovarci» o un elenco di installatori e rivenditori.
- Gli eventi e le sponsorizzazioni che fai già. Se metti il logo su una manifestazione, il sito della manifestazione dovrebbe nominarti con un link.
- Un dato tuo, pubblicato. È la via più lenta e la più forte: se misuri qualcosa del tuo settore e pubblichi il metodo, chi scrive di quel settore ti cita perché gli serve il numero.
Sul nostro sito, al 20 ottobre 2026, le pagine interne con almeno un collegamento esterno che non fosse un credito nel piè di pagina erano tre. Tre. È il lavoro che stiamo facendo adesso, prima di qualunque acquisto, e lo scriviamo perché è il consiglio più onesto che possiamo dare: la lista di sopra, fatta per sei mesi, costa mezza giornata al mese e non si può perdere.
Come si parte, concretamente: apri un foglio con tre colonne — chi, che pagina del mio sito, data dell'email. Riempi la prima colonna con venti nomi presi dalla lista di sopra, cioè nomi di persone e organizzazioni che ti conoscono già. Nella seconda scrivi quale tua pagina avrebbe senso che nominassero, e non è la home: è la pagina del servizio che riguarda loro. Poi manda tre email a settimana e segna la data. A sei mesi avrai un foglio che dice esattamente quanto rende questo lavoro nel tuo settore, e sarà il dato con cui deciderai se vale la pena comprare.
Domande frequenti
Domande frequenti
Comprare backlink è illegale?
Non è illegale, è contro le linee guida dichiarate di Google. La conseguenza non è una sanzione di legge ma il rischio che quei collegamenti vengano ignorati o, nei casi più evidenti, che il sito venga declassato. Chi lo fa dovrebbe saperlo e deciderlo, non scoprirlo dopo.
Quanti backlink servono per posizionarsi?
Non esiste un numero. Dipende da quanti ne hanno i siti già in prima pagina per quella ricerca, e su molte ricerche locali o di nicchia ne servono pochissimi. Il nostro sito riceve oltre centottantamila collegamenti, misurati da Search Console, e sta in seconda pagina sulla sua ricerca principale: la quantità non è l'indicatore.
Che cos'è il «DA 40+» che mi propongono?
È un punteggio di autorevolezza stimato da uno strumento privato, non da Google, e si può gonfiare. Google non lo usa. I due dati che contano sono le visite organiche di quel sito e l'argomento di cui parla.
Un'agenzia può garantire che i link siano permanenti?
Può garantire la sostituzione se spariscono, e deve metterlo per iscritto con un tempo. Non può garantire la permanenza, perché quei siti non sono suoi: dipendono da chi li possiede e dal fatto che continuino a esistere.
Conviene fare link building su un sito nuovo?
No. Su un sito nuovo o con poche pagine, le citazioni puntano al vuoto: portano autorevolezza a pagine che non rispondono a nessuna domanda. Prima si scrivono le pagine, poi si lavora per farsi citare.
Devo rifiutare i link che arrivano da soli da siti scadenti?
No, nella grande maggioranza dei casi. Google sa che nessuno controlla chi lo nomina e li ignora da solo. Si interviene soltanto se in Search Console compare una penalizzazione dichiarata alla voce «Azioni manuali».
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