28.10.2026 · SEO · 13 min di lettura

Indicizzazione: perché Google non vede alcune delle tue pagine

Google prima deve trovare la pagina, poi decide se tenerla. Le sette cause di una pagina esclusa dall'indice, come si riconosce ognuna in Search Console e come si rimedia.

Un corridoio fra armadi di server in un centro dati: è lì che vive l'archivio di Google, e non tutte le pagine ci entrano

Indicizzare vuol dire entrare nell'archivio di Google. Prima un programma chiamato Googlebot visita la pagina, poi Google decide se vale la pena conservarla. Una pagina resta fuori per sette motivi: è bloccata, è un doppione, è troppo povera, non è collegata, è lenta, è nuova o è stata giudicata inutile.

Se sei arrivato qui è probabile che tu abbia aperto Search Console — il pannello gratuito con cui Google dice a un sito come lo sta trattando — e abbia trovato la scritta «Scansionata, non indicizzata» accanto a una pagina che per te conta. La notizia buona è che nella grande maggioranza dei casi non è grave e non è una punizione. La notizia utile è che le cause sono sette e si riconoscono una per una.

Tre cose diverse che si confondono sempre

Prima di qualunque rimedio serve separare tre parole che in italiano vengono usate come sinonimi e non lo sono. È la confusione che fa perdere più tempo in assoluto, perché porta a curare il problema sbagliato.

ParolaChe cosa vuol direChi decide
ScansioneGooglebot apre la pagina e la legge, come farebbe un visitatoreIl tuo sito: se è bloccato o non risponde, la scansione non avviene
IndicizzazioneGoogle conserva la pagina nel suo archivio e la rende disponibile per i risultatiGoogle, e può dire no
PosizionamentoLa pagina compare in una certa posizione per una certa ricercaGoogle, confrontandola con tutte le altre

Le tre cose sono in fila e non si saltano: senza scansione non c'è indicizzazione, e senza indicizzazione non esiste nessuna posizione. Una pagina non indicizzata non è «in fondo ai risultati»: non è nei risultati. Per questo, quando si lavora su un sito nuovo, controllare l'indice viene prima di qualunque altra cosa.

La prova da fare adesso, che costa dieci secondi e chiude metà delle discussioni: scrivi su Google site: seguito senza spazio dall'indirizzo della tua pagina. Se la pagina compare, è indicizzata e il problema è di posizione, non di indice. Se non compare, è fuori, e tutto il lavoro sui titoli e sui testi che stavi programmando non serve a niente finché non entra. Sono due problemi diversi e si curano in modi diversi: confonderli è il motivo per cui certi siti vengono riscritti tre volte senza che cambi nulla.

Chi è Googlebot e come si comporta

Googlebot è il programma con cui Google gira per il web aprendo pagine. Si comporta come un visitatore con poca pazienza e un budget di tempo: su ogni sito spende una certa quantità di visite al giorno, e quella quantità dipende da quanto il sito è affidabile, quanto risponde veloce e quanto spesso cambia.

Tre conseguenze pratiche, che valgono più di qualunque teoria.

  • Su un sito piccolo e fermo torna raramente. Se pubblichi una pagina al mese, può passare qualche settimana prima che la noti. Non è un problema da risolvere: è il normale.
  • Se gli fai perdere tempo, ne resta meno per le pagine buone. Centinaia di indirizzi di filtri, ordinamenti e pagine di ricerca interna consumano visite che servirebbero altrove. È il motivo per cui su un negozio online la questione diventa seria.
  • Quando qualcosa cambia, lui non lo sa. Dopo un rifacimento, Google continua a conservare per settimane la versione vecchia del sito. Sul nostro sito, a metà ottobre, l'indice conteneva ancora un indirizzo di una pagina che avevamo chiuso a settembre.

Quest'ultimo punto è il più sottovalutato quando si cambia sito. Avevamo messo 153 reindirizzamenti, cioè altrettanti cartelli che mandano dagli indirizzi vecchi a quelli nuovi. Finché Googlebot non ripassa su ognuno, quei cartelli non trasferiscono niente, e le pagine nuove restano scommesse al buio. Nessun intervento accelera questa parte: si chiede la scansione delle pagine che contano e si aspetta.

Quanto spesso Googlebot passi si vede, e nessuno lo guarda: Search Console, «Impostazioni», «Statistiche di scansione». Il grafico dice quante richieste al giorno fa, quanto tempo gli serve per ricevere la risposta e quanti errori incontra. Due letture utili. Se il tempo di risposta medio supera il secondo, Googlebot rallenta da solo, perché ha un budget di tempo e il tuo sito glielo consuma: quello è un problema di server, non di contenuti. E se nel grafico la maggior parte delle richieste finisce su indirizzi che a te non interessano, stai regalando visite che servirebbero alle pagine buone.

La cosa da fare, in ordine, quando si pubblica una pagina a cui tieni: metti un collegamento verso di lei da una pagina che Google visita già spesso, poi chiedi la scansione una volta sola, poi segna la data sul calendario e torna a guardare dopo dieci giorni. In questo ordine, perché la richiesta di scansione fatta su una pagina che nessun link raggiunge serve a poco: Google la guarda, non trova nessuna ragione per cui quella pagina dovrebbe contare, e la lascia in sospeso.

Le sette cause di una pagina non indicizzata

Per ognuna: come si riconosce in Search Console, nella sezione «Pagine», e come si rimedia.

CausaCome si riconosceRimedio
1. È bloccata«Bloccata dal file robots.txt» oppure «Esclusa dal tag noindex»Si toglie la riga che la blocca. Due minuti, ma serve chi sa dove guardare
2. È un doppione«Pagina duplicata, Google ha scelto una pagina canonica diversa»Si decide quale versione vale e si dichiara quella; l'altra si reindirizza
3. È troppo povera«Scansionata, non indicizzata» su pagine di poche righeSi accorpa con un'altra, o si riscrive con dentro qualcosa che non c'è altrove
4. Non è collegataLa pagina non ha nessun link interno che la raggiungaSi mette un link da una pagina che Google visita spesso
5. Non risponde o è lenta«Errore del server (5xx)», «Timeout»È un intervento tecnico sul sito, non un intervento di contenuto
6. È nuova«Rilevata, non indicizzata» su una pagina di pochi giorniSi aspetta, e intanto si chiede la scansione una volta
7. È stata giudicata inutile«Scansionata, non indicizzata» su una pagina che esiste da mesi e ha contenutoÈ un giudizio di qualità: serve riscriverla, non ripresentarla

Il controllo su una pagina singola richiede trenta secondi e si fa dalla barra in alto di Search Console: si incolla l'indirizzo e si aspetta la risposta. Google dice se la pagina è nell'indice, quando ci è passato l'ultima volta, da quale link l'ha raggiunta e, se l'ha esclusa, con quale delle formule della tabella. Chi lavora su un sito senza passare da qui discute di ipotesi.

La causa numero quattro merita una riga in più perché è la più frequente sulle pagine nuove e la più semplice da sbagliare. Una pagina che nessun link interno raggiunge, per Google, è una pagina che il sito stesso non considera importante. Succede ogni volta che si pubblica una pagina e la si lascia raggiungibile solo dal menu di secondo livello, o solo dalla mappa del sito. Il rimedio è un link dentro il testo di una pagina che Google visita spesso: la home, la pagina del servizio di riferimento, un articolo che riceve visite. Non in un elenco di collegamenti in fondo: dentro una frase, dove un lettore avrebbe davvero bisogno di andarci.

L'ordine conta: le prime due si risolvono in mezza giornata e sono le più frequenti sui siti rifatti di recente. Le ultime due sono le più scomode, perché il rimedio non è tecnico. Mettere in fila quale delle sette riguarda ogni pagina è esattamente il lavoro che facciamo nell'analisi SEO del sito, e nella nostra è gratuita.

«Scansionata, non indicizzata»: il caso più frequente e il più frainteso

Questa frase vuol dire una cosa precisa: Googlebot è passato, ha letto la pagina e Google ha deciso di non conservarla. Non è un errore tecnico. È un giudizio.

Qui si sbaglia in due modi opposti. Il primo è il panico: si cerca un problema tecnico che non c'è e si passano giorni a guardare file di configurazione. Il secondo è l'insistenza: si usa la richiesta manuale di indicizzazione tre volte di fila sulla stessa pagina senza averla toccata. Ripresentare identica una pagina già rifiutata non cambia il giudizio.

Il rimedio vero è sgradevole e funziona: si guarda la pagina e si risponde a una domanda sola. Che cosa contiene, questa pagina, che non si trova già in prima pagina su Google? Se la risposta è «niente», la pagina non va reindicizzata, va riscritta o accorpata. Se la risposta esiste ma è sepolta in fondo, va portata in cima e messa in grassetto.

Il doppione che non sapevi di avere

Un doppione non è solo la stessa pagina copiata due volte. Nella pratica nasce da tre situazioni che nessuno considera.

Lo stesso indirizzo scritto in modi diversi. Con e senza «www», con «http» e con «https», con e senza la barra finale, con un parametro di tracciamento in coda. Per Google possono essere pagine diverse con lo stesso contenuto, e lui ne scarta tutte tranne una — non sempre quella che avresti scelto tu.

Due pagine scritte per la stessa ricerca. È il caso più comune nelle aziende che pubblicano da anni: c'è la pagina del servizio e c'è l'articolo del blog che spiega lo stesso servizio. Google non sa quale mostrare, ne mostra una a caso e nessuna delle due sale. Il rimedio non è tecnico: si decide chi vince, l'altra si riscrive per rispondere a una domanda diversa e la si collega alla prima.

Le pagine generate dai filtri. Su un negozio online, «scarpe rosse taglia 42 ordinate per prezzo» può essere un indirizzo vero, e le combinazioni sono migliaia. Vanno escluse dall'indice deliberatamente, non lasciate al caso.

Il modo di scoprire se ne hai, senza strumenti: cerca su Google site: seguito dal tuo dominio e sfoglia i risultati fino in fondo. Si trovano in genere tre cose: indirizzi con parametri in coda che non avresti mai pubblicato, pagine di archivio che ripetono gli stessi titoli, e vecchie versioni di pagine che pensavi di aver chiuso. Il rimedio per ciascuna è diverso — una canonica, un'esclusione dall'indice, un reindirizzamento — e sbagliarlo costa più che non fare niente: un'esclusione messa su una pagina che vendeva la toglie dai risultati in una settimana.

L'errore specifico su cui abbiamo visto perdere più traffico è questo: per risolvere un doppione si mette un'esclusione dall'indice su una delle due pagine e si lascia il collegamento interno che ci porta. Risultato: la pagina resta nel sito, continua a consumare visite di Googlebot, non compare più nei risultati e nessuno se ne accorge per mesi. La regola è che le due decisioni vanno insieme: se una pagina esce dall'indice, i link interni che la raggiungevano vanno spostati sulla pagina che resta.

Come si chiede a Google di tornare

Ci sono due strumenti, e vanno usati per quello che sono.

La richiesta manuale, dentro Search Console: si incolla l'indirizzo nella barra in alto e si clicca «Richiedi indicizzazione». Serve per le pagine singole che contano, non è una coda prioritaria garantita e ha un limite giornaliero. Si usa dopo aver cambiato qualcosa, una volta per pagina, e poi si lascia stare.

La mappa del sito, un file che elenca a Google tutti gli indirizzi da visitare. Non obbliga a indicizzare niente: serve a far trovare. È utile soprattutto sui siti con molte pagine e su quelli appena rifatti.

Il controllo che quasi nessuno fa, e che vale due minuti: verificare che non sia rimasta in giro una mappa vecchia. Sul nostro sito, dopo il rifacimento, una mappa residua continuava a dichiarare 94 indirizzi che non esistevano più, e Google continuava a chiederli generando errori che sembravano gravi e non lo erano. Si rimuove dall'elenco delle mappe con tre clic.

Tre cose che non funzionano, e su cui si spendono settimane. Chiedere l'indicizzazione più volte della stessa pagina: dopo la prima, le successive non aggiungono niente. Comprare un servizio di indicizzazione rapida: l'indicizzazione è gratuita, non si vende e non si accelera a pagamento; chi la propone sta vendendo l'attesa. Mettere la pagina in venti elenchi di segnalibri per «farla scoprire»: Google quei posti li ignora da anni.

La cosa che funziona, invece, non sembra un intervento tecnico: un collegamento interno dalla pagina più visitata del sito. Googlebot passa spesso dove passa la gente, e un link dentro il testo di una pagina che riceve visite porta la pagina nuova all'attenzione in pochi giorni. Se devi scegliere fra chiedere la scansione e mettere quel collegamento, metti il collegamento.

Quante pagine dovresti avere indicizzate

Il conto si fa così: pagine che vuoi far trovare, meno pagine indicizzate secondo Search Console. Il primo numero lo sai tu, il secondo lo trovi nella sezione «Pagine» alla voce «Indicizzate».

I nostri numeri, al 20 ottobre 2026 e letti dal pannello: 166 pagine pubblicate, 156 indicizzate. Uno scarto di dieci, cioè il 6%, su un sito rifatto da poche settimane. È uno scarto normale e non ci preoccupa. Uno scarto del 40% invece è un problema, e di solito non è un problema di qualità: è una causa delle prime due della tabella, che tocca centinaia di pagine insieme.

C'è un secondo conto, più scomodo e più utile: quante delle pagine indicizzate ricevono almeno un clic al mese. Sul nostro sito, 156 pagine indicizzate producevano 421 clic in tre mesi, e la maggior parte arrivava su vecchi articoli di cronaca che non portano un solo cliente. Essere nell'indice non vuol dire essere utili: vuol dire solo essere ammessi.

Il conto completo si fa in quattro passaggi, su un foglio, e dura venti minuti. Primo: scrivi quante pagine vuoi far trovare, contando solo quelle che hanno un senso per un estraneo. Secondo: leggi il numero delle indicizzate in Search Console. Terzo: calcola lo scarto in percentuale. Quarto, ed è quello che cambia le decisioni: nella sezione «Pagine» apri l'elenco delle non indicizzate e raggruppale per la formula con cui Google le ha escluse. Se mille pagine escluse hanno tutte la stessa formula, non hai mille problemi: ne hai uno, e si risolve in mezza giornata.

Quando è giusto che una pagina resti fuori

Non tutte le pagine devono stare nell'indice, e inseguire il cento per cento è un errore di impostazione. Queste è meglio che restino fuori.

  • Le pagine di servizio: grazie dopo l'invio di un modulo, area riservata, carrello, accesso.
  • I risultati della ricerca interna e le pagine generate dai filtri di un catalogo.
  • Gli archivi che ripetono: pagina 7 dei tag, elenchi per mese, archivi d'autore con un articolo dentro.
  • Le bozze e le pagine non finite. Finché non sono pubblicate Google non le vede e non fanno danno: in archivio noi abbiamo 68 sotto-pagine importate dal vecchio sito, e il danno comincerebbe il giorno in cui qualcuno le pubblicasse tutte insieme.
  • I residui tecnici di un vecchio sistema, tipo gli indirizzi di amministrazione di un WordPress dismesso. Quattro errori di questo tipo sul nostro sito sono errori che devono restare errori: reindirizzarli sarebbe sbagliato.

La regola per decidere è una domanda: se questa pagina fosse il primo risultato per una ricerca, qualcuno sarebbe contento di averla trovata? Se la risposta è no, non va nell'indice, e togliercela libera attenzione per quelle che contano.

Quando lo scarto è grosso e la causa è tecnica, serve chi può mettere mano al sito: è il lavoro di assistenza e manutenzione. Quando invece la causa è il giudizio di qualità, il lavoro è di contenuto, e comincia dalla SEO: decidere a quale domanda risponde ogni pagina del sito, e scriverla meglio di chi oggi sta davanti.

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Domande frequenti

Domande frequenti

Quanto tempo ci vuole perché Google indicizzi una pagina nuova?

Da poche ore a qualche settimana. Su un sito che pubblica spesso e riceve visite è questione di giorni; su un sito piccolo e fermo può passare un mese. Chiedere la scansione una volta aiuta a farsi notare, ma non garantisce né l'orario né il sì.

«Scansionata, non indicizzata» è una penalizzazione?

No. Una penalizzazione compare in Search Console alla voce «Azioni manuali» ed è un'altra cosa. «Scansionata, non indicizzata» significa che Google ha letto la pagina e ha deciso di non conservarla: è un giudizio sul contenuto, non un provvedimento.

Serve pagare per farsi indicizzare da Google?

No, ed è il modo più semplice di riconoscere una proposta da buttare. L'indicizzazione è gratuita e nessuno può venderla né accelerarla a pagamento. Quello che si paga è il lavoro per rendere una pagina degna di essere conservata.

Ho chiesto l'indicizzazione tre volte e non cambia niente. Che faccio?

Smetti di chiedere e cambia la pagina. Ripresentare identica una pagina già rifiutata non modifica il giudizio. Guarda che cosa contiene di diverso rispetto a quello che è già in prima pagina: se non c'è niente, va riscritta o accorpata a un'altra.

Avere più pagine indicizzate aiuta il posizionamento?

Non per sé. Centinaia di pagine povere nell'indice consumano attenzione e abbassano il giudizio complessivo. Conta quante pagine indicizzate ricevono almeno un clic al mese: quello è il numero da guardare.

Dopo un rifacimento il sito è sparito da Google. È normale?

Un calo nelle prime settimane è normale, perché Google deve ripassare su tutti i reindirizzamenti prima di trasferire il valore delle pagine vecchie a quelle nuove. Se dopo due mesi la situazione non si è ripresa, va controllato che i reindirizzamenti siano quelli giusti e che nessuna sezione sia rimasta bloccata.

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