28.10.2026 · Siti web · 15 min di lettura

Sito aziendale: le nove pagine che servono e le quattro che non servono

Chi apre il sito di un'azienda cerca tre cose. Le nove pagine che gliele danno, le quattro che allungano il menu senza portare niente e in che ordine si pubblicano.

Mani che lavorano su un portatile appoggiato a dei disegni tecnici: progettare le pagine di un sito è come progettare una pianta

Un sito aziendale funziona con nove pagine: home, un servizio per ogni cosa che vendi, un listino o un preventivo, i lavori fatti, chi siamo con le facce vere, contatti, privacy, cookie e una pagina per il settore principale. Tutto il resto si aggiunge dopo, se serve.

Le tre domande con cui arriva chi apre il tuo sito

Chi arriva sul sito di un'azienda non sta navigando per piacere. Ha una necessità e trenta secondi, e in quei trenta secondi cerca la risposta a tre domande, sempre le stesse, sempre in questo ordine.

  1. Che cosa fate, esattamente? Non il settore: la cosa. «Facciamo serramenti» non basta: in alluminio o in legno, per privati o per cantieri, con posa o solo fornitura.
  2. L'avete già fatto per uno come me? È la domanda che conta più di tutte, e quasi nessun sito risponde. Un lavoro svolto per un'azienda simile alla sua vale, per chi legge, dieci paragrafi di presentazione.
  3. Quanto costa, più o meno? Non il prezzo al centesimo: un ordine di grandezza, per capire se è nel posto giusto. Un sito che non dà nessun riferimento riceve richieste da chiunque e fa perdere tempo a tutti, compreso chi scrive.

Il modo più rapido per capire se un sito risponde a queste tre domande è farlo leggere a qualcuno che non sa che lavoro fai. Gli si chiede di guardare solo la prima schermata, senza scorrere, e poi gli si chiede che cosa vende quell'azienda e a chi. Se non lo sa dire, il problema non è il numero di pagine: è la prima riga della home. Nei siti che ci arrivano, lì c'è quasi sempre una frase sul modo di lavorare — la cura, l'ascolto, la passione — e non la cosa che si vende.

Una pagina che non serve a rispondere a una di queste tre domande non serve. È il criterio con cui qui sotto ne restano nove e ne escono quattro.

Da fare oggi: apri la home del tuo sito sul telefono e leggi solo quello che si vede senza scorrere. Se in quelle righe non ci sono il mestiere, il tipo di cliente e il territorio, riscrivi quella frase prima di aggiungere qualunque pagina. «Realizziamo serramenti in alluminio per imprese edili in Puglia» lavora; «Il tuo partner per ogni esigenza» non lavora, perché descrive un atteggiamento invece di un prodotto, e potrebbe stare identica sul sito di un commercialista.

Le nove pagine che rispondono

PaginaA che serveChe cosa ci va dentro
HomeDire in una riga che cosa fai e per chi, e smistare verso i serviziUna frase che si capisce senza contesto, i servizi in evidenza, due o tre lavori fatti, un modo per scrivere o chiamare
Una pagina per ogni servizioÈ la pagina che Google mostra e che porta le richiestePer chi è, come si svolge il lavoro, prezzo di partenza, tempi, un esempio vero, le domande frequenti
Listino o pagina preventivoRispondere alla terza domanda e filtrare le richiesteFasce di prezzo con dentro quello che comprendono, un modulo corto, i tempi di risposta
I lavori fattiRispondere alla seconda domandaDa tre a dieci casi, ognuno con il problema di partenza, cosa si è fatto e un numero con la fonte
Chi siamoMostrare che dietro c'è genteLe fotografie vere delle persone, i ruoli, la sede, da quando esiste l'azienda. Niente immagini d'archivio
ContattiFarsi raggiungere nel modo che preferisce chi scriveTelefono cliccabile, email, modulo, indirizzo con la mappa, orari, partita IVA
Privacy policyObbligo di leggeDocumento aggiornato, che nomina gli strumenti davvero usati
Cookie policyObbligo di legge, insieme al bannerElenco dei cookie attivi e modo per cambiare idea sul consenso
Una pagina per il settore principaleFarsi trovare da chi cerca per settore e non per servizioIl linguaggio di quel settore, i problemi tipici, i lavori svolti in quel campo

Le ultime due pagine di legge non sono un dettaglio burocratico: il banner dei cookie messo male blocca la misurazione, e un sito che non sa quante richieste riceve e da dove non si può migliorare.

Quante pagine servizio servono si conta in modo meccanico: una per ogni voce che compare nei tuoi preventivi come riga a sé. Se nel preventivo scrivi «fornitura» e «posa» su due righe, e un cliente può comprare solo la prima, sono due pagine. Se invece una voce non viene mai venduta da sola, sta dentro la pagina della voce principale come paragrafo. Un'azienda con sei righe di preventivo arriva quindi a quindici pagine, non a nove: le nove sono l'impianto, le pagine servizio si moltiplicano per quello che vendi.

Le due pagine di legge hanno anche una conseguenza pratica che riguarda i soldi. Il banner del consenso, se è configurato male, blocca la misurazione: il sito riceve visite e nessuno sa da dove arrivano né quante richieste produce. Si verifica in un minuto, aprendo il sito, rifiutando i cookie e controllando se in Analytics quella visita è stata contata in forma anonima. Se il dato non arriva in nessuna forma, metà del lavoro successivo sul sito si farà alla cieca.

La nona pagina — quella di settore — è la più trascurata e la più redditizia. Chi cerca non digita solo il servizio: digita il servizio insieme al proprio mondo. Un albergatore cerca con parole diverse da un'officina, anche quando ha bisogno della stessa cosa.

Una domanda che torna sempre: la pagina del blog conta fra le nove? No, e non è una bocciatura del blog. Il blog è un secondo lavoro, che serve a farsi trovare da chi non sa ancora di aver bisogno di te, e si apre quando le nove pagine ci sono tutte. Un blog aperto prima delle pagine servizio porta lettori su articoli che non hanno nessun posto dove mandarli.

La pagina servizio: perché una per servizio e non una per tutti

Una pagina «Servizi» con dodici paragrafi non si posiziona su nessuno dei dodici servizi.

Il motivo è meccanico. Google mostra la pagina più pertinente a una domanda precisa: se una pagina parla di dodici cose, per ciascuna delle dodici è meno pertinente di una pagina che parla solo di quella. E chi arriva ha lo stesso problema di Google: deve scorrere fino al suo paragrafo e nel frattempo molla.

Una pagina per servizio significa anche poter scrivere quello che sulla pagina generica non sta: il prezzo di partenza di quel lavoro, i tempi di quel lavoro, due casi di quel lavoro, le obiezioni di chi compra quel lavoro. È il modo in cui sono costruite le nostre pagine di realizzazione siti web, e il motivo è che una pagina con il prezzo riceve meno richieste e più clienti.

Da fare oggi, su una pagina servizio che esiste già: controlla se contiene quattro informazioni. Il prezzo di partenza o la fascia, il tempo di consegna, un lavoro simile con un numero, e la risposta alla domanda che ti fanno sempre al telefono. Se ne mancano due, quella pagina non sta rispondendo a nessuno: sta elencando. Aggiungerle costa mezza giornata e si vede nelle richieste che arrivano, perché cambiano di qualità prima che di numero.

Quando si può fare una pagina sola: se due servizi vengono comprati dalla stessa persona nello stesso momento e con la stessa domanda. Se chi cerca il primo non cerca mai il secondo, sono due pagine.

Sulla pagina chi siamo vale una regola sola, e non è negoziabile: le fotografie devono essere delle persone che lavorano in azienda. Mezza giornata di scatti costa poco e vale per tre anni. Le immagini d'archivio ottengono l'effetto opposto a quello che cercano: chi le riconosce — e le riconosce chiunque ne abbia viste abbastanza — smette di credere anche al resto della pagina, compresi i numeri.

La pagina dei lavori fatti: tre casi bastano, se hanno i numeri

Venti casi raccontati con «il cliente è molto soddisfatto» valgono meno di tre casi con un numero e la fonte accanto. Il numero si può contestare, e questo è esattamente ciò che lo rende credibile.

Tre esempi dal nostro portfolio, con la fonte del dato come la pubblichiamo sul sito:

  • Marina di Brindisi: 531 contatti qualificati in due mesi, a meno di 2 € per contatto. Fonte: report interno delle campagne Meta, primavera/estate 2026.
  • Ellade Traghetti: 77,6 mila clic da Google e 12 milioni di apparizioni nei risultati. Fonte: Google Search Console, ultimi dodici mesi.
  • ITS Academy Turismo Puglia: oltre 2.000 candidature raccolte per il biennio 2025/2026. Fonte: report interno delle campagne.

La struttura di un caso che funziona è fissa: da che situazione si partiva, che cosa si è fatto e in che ordine, che cosa è cambiato con il numero e la fonte. Se il numero non c'è o il cliente non autorizza a pubblicarlo, si racconta il lavoro senza numeri e lo si dice: è più onesto di una percentuale arrotondata che nessuno può verificare.

Da fare questa settimana: scegli i tre lavori di cui vai più fiero fra quelli dei settori in cui vuoi lavorare di più — non i più recenti — e per ognuno scrivi una mail al cliente in cui chiedi due cose: l'autorizzazione a raccontare il lavoro e il permesso di citare un dato. In genere arriva, perché per il cliente è visibilità gratuita, e il collegamento reciproco fra le due pagine fa bene a entrambi i siti. Le mail senza risposta si sostituiscono con un racconto senza numeri e senza nome, dichiarandolo.

Le quattro pagine che si fanno sempre e non servono mai

Nessuna delle quattro è sbagliata in assoluto. Sono sbagliate quando sono vuote, ed è come le troviamo nella grande maggioranza dei siti che apriamo.

  • «Mission e vision». Nessuno cerca la mission di un fornitore. Chi vuole capire se puoi aiutarlo guarda i lavori fatti. Se hai qualcosa di vero da dire sul perché l'azienda esiste, sta in tre righe nella pagina chi siamo.
  • La pagina «News» con l'ultima notizia del 2021. Fa più danno di un sito senza blog: dice a chi legge che l'azienda ha smesso di seguire il sito, e quindi forse anche altro. Se non si pubblica, si toglie.
  • La galleria di foto senza didascalie. Quaranta immagini senza una riga che dica che lavoro è, dove, per chi e quando. Chi guarda non sa che cosa sta vedendo, e Google nemmeno: per lui una pagina di sole immagini è una pagina vuota.
  • La pagina «Partner» con i loghi. Dodici marchi senza una riga di spiegazione non dicono se sei un rivenditore, un cliente o hai solo comprato una volta. Gli stessi loghi, dentro le pagine servizio e con la frase che spiega il rapporto, servono.

Il costo di queste quattro pagine non è il tempo di farle: è il menu. Ogni voce in più rende più difficile trovare le voci che contano, e il menu è la cosa che si guarda nei primi cinque secondi.

Il rimedio non è sempre cancellare. Per ognuna delle quattro c'è una mossa che la rende utile: la mission diventa tre righe nella pagina chi siamo; la pagina delle notizie, se non si pubblica, si chiude e si imposta un rinvio verso la pagina dei lavori fatti, così chi ci arrivava non trova un vicolo chiuso; la galleria prende una riga di didascalia per immagine, con il tipo di lavoro, il luogo e l'anno, e diventa la pagina più utile per chi vuole vedere com'è fatto il tuo prodotto; i loghi dei partner si spostano dentro le pagine servizio, accanto alla frase che spiega il rapporto.

Da fare oggi: conta le voci del tuo menu. Se sono più di sette al primo livello, togline due e guarda i numeri del mese dopo. Non si lamenta nessuno, e le voci rimaste vengono cliccate di più.

Quando serve qualcosa in più di un sito: le applicazioni web

A volte la domanda non è quante pagine servono, ma se serve un sito. Un'applicazione web — nel gergo inglese web application — è un programma che gira nel browser invece di essere installato sul computer: non mostra informazioni, fa un lavoro.

Tre segnali dicono che serve, e sono tutti riconoscibili senza competenze tecniche:

  • Qualcuno in azienda ricopia dati a mano da un posto a un altro. Gli ordini dal sito trascritti nel gestionale, le disponibilità aggiornate due volte. Ogni ricopiatura è un errore che aspetta il suo turno.
  • I clienti chiedono per telefono cose che potrebbero vedere da soli. Lo stato di una pratica, lo storico degli ordini, un documento. È un'area riservata, e togliere quelle telefonate libera una persona.
  • Il preventivo dipende da combinazioni. Misure, materiali, finiture, quantità. Quando le combinazioni sono centinaia, un configuratore che calcola il prezzo fa il lavoro che oggi fa un tecnico con un foglio di calcolo.

La differenza di spesa è reale e va detta: un sito aziendale resta nell'ordine di qualche migliaio di euro, un'applicazione su misura si valuta come software, con analisi, sviluppo e collaudo. Il criterio per decidere è in quante ore di lavoro all'anno si risparmiano: due ore al giorno di dati ricopiati sono circa cinquecento ore l'anno, e a quel punto il conto si fa da sé. Che cosa si può costruire è nella pagina dello sviluppo di software su misura.

Da fare questa settimana, prima di chiedere qualunque preventivo: prendi un foglio e segna, per cinque giorni, ogni volta che qualcuno in azienda ricopia un dato da un posto a un altro o risponde al telefono a una domanda che il cliente potrebbe vedere da solo. Alla fine della settimana hai un numero di minuti. Quel numero, moltiplicato per le settimane lavorative dell'anno e per il costo orario della persona che lo fa, è l'unica cifra con cui si valuta se un'applicazione web conviene. Senza quel foglio la discussione resta sulle funzioni, che sono infinite, invece che sulle ore, che sono contabili.

Come si tengono in ordine le pagine quando diventano trenta

Nove pagine si governano senza struttura. Trenta no, e trenta si raggiungono in fretta appena si aprono le pagine di settore e gli articoli.

Tre strumenti bastano.

  • Il menu a due livelli. Massimo sei voci principali, e sotto ognuna i servizi. Se una voce ne contiene dodici, servono due voci. Il menu non è l'indice del sito: è la mappa dei percorsi più battuti.
  • Le briciole di pane. La riga in alto che dice «Home › Servizi › Sviluppo web › Siti WordPress». Serve a chi arriva da Google su una pagina interna — cioè alla maggior parte dei visitatori — e non sa dove si trova.
  • Le pagine indice. Una pagina per ogni famiglia di servizi, che li presenta tutti in due righe ciascuno e porta alle pagine di dettaglio. Tiene insieme il gruppo e dà a Google un punto di ingresso chiaro per quel tema.

Una regola pratica che vale più di qualunque schema: nessuna pagina deve essere più lontana di tre clic dalla home. Se per arrivare a un servizio servono quattro passaggi, quel servizio non lo compra nessuno.

Da fare oggi: scrivi in un foglio l'elenco di tutte le pagine del sito, una per riga, e accanto a ognuna quanti clic servono per arrivarci dalla home. È un lavoro di venti minuti che fa emergere due cose: le pagine a quattro clic di distanza, che vanno riportate dentro un menu o una pagina indice, e le pagine che non sono collegate da nessuna parte. Quelle esistono solo per chi ha l'indirizzo: né i visitatori né Google le raggiungono, e in genere sono vecchie pagine di campagne che nessuno ha chiuso.

La scaletta di pubblicazione: che pagina fare per prima

Non si pubblicano nove pagine insieme. Si pubblica nell'ordine in cui portano richieste, perché così il sito comincia a lavorare mentre lo si finisce.

  1. La pagina del servizio che vendi di più. Non la home: il servizio. È la pagina che riceve le richieste.
  2. La pagina del preventivo o del listino, con le fasce di prezzo. Da qui arrivano le richieste che diventano clienti.
  3. La home, che a questo punto sa dove mandare le persone.
  4. Privacy, cookie e contatti. Prima di mandare chiunque sul sito, non dopo.
  5. Due o tre lavori fatti, con i numeri e le autorizzazioni. Tre fatti bene, non dieci a metà.
  6. Le altre pagine servizio, una ogni due settimane. Una pagina scritta bene ogni quindici giorni batte nove pagine scritte in una settimana.
  7. Chi siamo, con le fotografie vere. Appena è possibile organizzare mezza giornata di scatti.
  8. La pagina del settore principale, quando le pagine servizio sono finite e si sa quali parole usa quel settore.

Il motivo di quest'ordine è un conto. Un sito completo pubblicato fra sei mesi produce zero richieste per sei mesi. La pagina del servizio principale più quella del preventivo, pubblicate fra tre settimane, cominciano a lavorare subito e nel frattempo insegnano quali domande fa chi arriva: le pagine successive si scrivono con quelle informazioni invece che a indovinare. L'errore più comune è il contrario, partire dalla home e dalla grafica: la home è la pagina più difficile da scrivere, perché deve smistare verso cose che ancora non esistono.

Se vuoi sapere quante di queste nove mancano sul tuo sito e quanto costa colmare il buco, nella pagina del preventivo per il sito web ci sono le fasce di prezzo con quello che comprendono e un modulo di tre campi: rispondiamo entro un giorno lavorativo con un ordine di grandezza.

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Domande frequenti

Domande frequenti

Quante pagine deve avere il sito di un'azienda?

Nove: home, una pagina per ogni servizio, il listino o la pagina preventivo, i lavori fatti, chi siamo, contatti, privacy, cookie e una pagina per il settore principale. Un'azienda con sei servizi arriva quindi a circa quattordici pagine, perché ogni servizio ha la sua.

Serve una pagina per ogni servizio o basta una pagina Servizi?

Una per servizio. Una pagina che parla di dodici cose è meno pertinente, per ognuna delle dodici, di una pagina dedicata, e Google mostra la più pertinente. In più su una pagina dedicata si può scrivere prezzo di partenza, tempi ed esempi di quel lavoro.

La pagina «chi siamo» serve davvero?

Sì, se contiene le fotografie vere delle persone, i ruoli e la sede. È la pagina che chi sta per firmare apre per ultima, prima di decidere. Con immagini d'archivio ottiene l'effetto opposto: chi le riconosce smette di fidarsi del resto.

Che differenza c'è fra un sito e un'applicazione web?

Un sito mostra informazioni, un'applicazione web fa un lavoro: calcola un preventivo, gestisce un'area riservata, scambia dati con il gestionale. Si riconosce dal bisogno: se qualcuno in azienda ricopia dati a mano ogni giorno, serve un'applicazione, non una pagina in più.

Quante pagine di casi studio servono per cominciare?

Tre, purché ognuna abbia un numero verificabile e la fonte accanto. Tre casi documentati convincono più di venti racconti senza dati. Vanno scelti fra i settori in cui vuoi lavorare di più, non fra i lavori più recenti.

In che ordine si pubblicano le pagine di un sito nuovo?

Prima la pagina del servizio che vendi di più, poi quella del preventivo, poi la home, poi privacy, cookie e contatti. I lavori fatti e le altre pagine servizio seguono una ogni due settimane: il sito comincia a portare richieste prima di essere completo.

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