28.10.2026 · Siti web · 13 min di lettura

WordPress, su misura o piattaforma chiusa: come si sceglie, e quanto cambia il conto

Tre preventivi costruiti su tecnologie diverse non si confrontano sul totale. Il conto a tre anni delle tre strade, quando conviene ciascuna e le sei voci da chiedere per renderli leggibili.

Un portatile con del codice sullo schermo, accanto un quaderno e una penna: la scelta fra un tema pronto e un sito costruito su misura

WordPress conviene quando il sito è un sito: pagine, blog, modulo contatti, aggiornamenti dal pannello. Il software su misura conviene quando il sito deve fare qualcosa — calcoli, aree riservate, scambi con il gestionale. La piattaforma chiusa conviene solo se non si prevede di crescere.

Le tre strade, in due righe ciascuna

Chi chiede tre preventivi per un sito si trova in mano tre documenti che non si possono confrontare, perché descrivono tre oggetti diversi con lo stesso nome. Prima di guardare i prezzi conviene capire che cosa sta vendendo ciascuno.

WordPress è un programma gratuito che gira sul tuo hosting e serve a gestire i contenuti di un sito. Lo usa una quota enorme dei siti del mondo, il che significa due cose: trovi facilmente chi lo sa aggiornare, e trovi facilmente chi lo installa male. Il codice è tuo, l'hosting lo scegli tu, i contenuti li modifichi dal pannello senza chiamare nessuno.

Il software su misura è un programma scritto per la tua azienda. Non si installa: si progetta. Costa più all'inizio, non ha canoni di licenza, e fa esattamente quello che serve a te, compresi i calcoli e gli scambi di dati con i programmi che già usi.

La piattaforma chiusa è un servizio in abbonamento che ti dà il sito già funzionante dentro il loro sistema: paghi ogni mese, non pensi all'hosting né agli aggiornamenti, e in cambio il sito vive dentro casa loro. Si riconosce da una frase nei materiali commerciali: non ti viene mai consegnato un codice.

Da fare prima di leggere il resto: guarda i tre preventivi che hai e scrivi accanto a ognuno a quale delle tre famiglie appartiene. Se due appartengono alla stessa famiglia, quelli due si confrontano voce per voce. Se appartengono a famiglie diverse, il confronto si fa sul conto a tre anni, che è la sezione qui sotto.

Il conto a tre anni

Un sito non si paga una volta. Si paga all'inizio, ogni anno, e ogni volta che si cambia qualcosa. Tre anni è l'orizzonte giusto perché è la vita media di un sito aziendale prima di un rinnovo importante.

VoceWordPressSu misuraPiattaforma chiusa
Sviluppo inizialeDa 2.500 € per un sito vetrina, da 5.000 € per un sito aziendale con una pagina per servizioSi quota sul progetto: è software, con analisi, sviluppo e collaudoBasso o nullo: si paga l'abbonamento e si usa un modello
Canone annualeDominio 15-30 €, hosting 100-600 €, eventuali licenze di componenti 200-600 €Dominio e hosting come sopra, nessuna licenza di terze partiAbbonamento mensile: la cifra la pubblica il fornitore e va letta prima di firmare, insieme al prezzo delle funzioni aggiuntive
ManutenzioneAggiornamenti di piattaforma e componenti, backup verificati, controlli di sicurezzaAggiornamenti dell'ambiente e correzioni; meno componenti di terzi, meno superficie da aggiornareCompresa nell'abbonamento: è il suo vantaggio principale
Costo di un cambiamentoBasso per testi e pagine, che fai da solo; medio per funzioni nuoveMedio: ogni modifica è sviluppo, ma non ci sono limiti a quello che si può fareBasso se la funzione esiste nel sistema, impossibile se non esiste
Costo di uscitaBasso: si sposta tutto su un altro hosting o si passa a un altro fornitoreBasso: il codice è tuo e documentatoAlto: si portano via i testi e le immagini, non il sito. Si ricomincia

L'ultima riga è quella che nessuno guarda e che decide più di tutte. Il costo di uscita non si paga quando si firma: si paga fra tre anni, nel momento peggiore, quando l'azienda è cresciuta e il sistema non segue più.

Da fare oggi, su un foglio: per ciascuno dei tre preventivi scrivi cinque numeri, uno per riga della tabella, sommando il canone per tre anni e aggiungendo due modifiche l'anno. Il totale che viene fuori è spesso l'opposto dell'ordine dei prezzi iniziali, e questa è l'unica ragione per cui vale la pena fare il conto.

Quando WordPress è la scelta giusta

Cinque situazioni, e in tutte e cinque la scelta è questa.

  • Il sito presenta un'azienda e i suoi servizi. Pagine, servizi, lavori fatti, modulo di contatto. È il caso più comune e nove volte su dieci il più conveniente: la struttura è nota, il lavoro è di scrittura e di aspetto, e si parte da 2.500 €.
  • Qualcuno in azienda deve aggiornare il sito. Un prezzo che cambia, un articolo, una pagina nuova per una fiera. Il pannello di WordPress lo impara in un'ora una persona che non ha mai toccato un sito, e questo risparmia due o tre interventi di fornitore all'anno.
  • Serve un blog che porti visite. Scrivere, pubblicare, categorie, dati strutturati, versione per telefono: funziona bene e senza lavoro aggiuntivo. Su una piattaforma chiusa funziona, ma con meno controllo su come sono fatti gli indirizzi e i titoli.
  • Serve vendere online un catalogo di prodotti normali. Taglie, colori, spedizioni, pagamenti: il componente dedicato al commercio copre tutto. Si valuta su misura solo quando il prodotto ha combinazioni infinite.
  • Il budget è quello di un sito e non quello di un software. È una ragione legittima e va detta: con qualche migliaio di euro si ha un sito fatto bene su WordPress, non un programma su misura. Meglio un sito buono oggi che un software a metà.

C'è una condizione, e vale più di tutte e cinque: WordPress fatto bene non è WordPress con un tema comprato. Un tema universale carica il codice di tutte le cose che potrebbe fare e produce il sito lento di cui si lamentano tutti. Noi partiamo da un impianto costruito su misura dentro WordPress: la comodità del pannello resta, il peso no. È la differenza spiegata nella pagina dei siti aziendali, e non è un dettaglio da tecnici: si vede nel tempo di apertura delle pagine da telefono.

Da chiedere a chi ti propone WordPress, con queste parole: «il tema è comprato o costruito per noi, e quanti componenti installerete?». Se la risposta è un tema comprato più venti componenti, il sito sarà lento fra sei mesi e ogni aggiornamento sarà un rischio.

Il filo che unisce i cinque casi è uno: il contenuto cambia spesso e le funzioni no. Finché è così, pagare software su misura significa pagare flessibilità che non verrà usata. Il controllo da fare è questo: elenca le cose che il sito dovrà fare nei prossimi due anni e segna quante di queste non esistono già come componente pronto. Se la risposta è zero o una, WordPress è la strada; se sono tre o quattro, il conto va rifatto, perché quattro componenti di terze parti incollati insieme costano in licenze e in fragilità più di un programma scritto per il tuo caso.

Quando serve il su misura

La domanda non è quanto è grande l'azienda. È se il sito deve mostrare cose o deve farle.

I segnali che serve un programma e non un sito sono tre, e si riconoscono senza competenze tecniche.

Il prezzo dipende da combinazioni. Misure, materiali, finiture, quantità, sconti per fascia. Quando le combinazioni sono centinaia, un elenco di prodotti non basta: serve qualcosa che calcoli. Un configuratore che compone il prodotto e restituisce il prezzo sostituisce il tecnico che oggi risponde con un foglio di calcolo, e risponde anche di notte.

I dati stanno già in un altro programma. Il gestionale ha le disponibilità, i prezzi, i listini per cliente. Se il sito non li legge da lì, qualcuno li ricopia, e prima o poi il sito mostra un prezzo che non esiste più. Ricopiare a mano non è un problema di ordine: è un problema di clienti che ordinano cose non disponibili.

Esistono clienti che devono vedere cose diverse. Listini riservati, stato delle pratiche, documenti, storico degli ordini. Un'area riservata con permessi diversi per gruppo di clienti è software, si progetta e si collauda, e in genere libera una persona in azienda dalle telefonate.

Il conto che giustifica la spesa si fa in ore, non in funzioni. Due ore al giorno di dati ricopiati, su duecentocinquanta giorni lavorativi, fanno circa cinquecento ore l'anno: a quel punto il confronto non è più fra un sito da 5.000 € e un programma che si quota sul progetto, ma fra quel programma e mezza persona a tempo pieno. Che cosa si può costruire è nella pagina dello sviluppo di software su misura.

Il caso del gestionale collegato al sito

Un esempio nostro, con i numeri pubblicati sulla scheda del progetto.

Per Ellade Traghetti, che vende collegamenti marittimi con cinquant'anni di biglietteria alle spalle, un catalogo di compagnie, porti, tratte e date non si poteva aggiornare a mano. Abbiamo costruito una piattaforma su misura in cui disponibilità e tariffe vengono lette dal gestionale di biglietteria già in uso, senza doppie gestioni, con il percorso di ricerca e prenotazione costruito intorno al modo in cui le persone cercano un traghetto.

I numeri, dalla scheda del caso: 12 milioni di apparizioni nei risultati di Google e 77,6 mila clic, con posizione media 12,6 sulle ricerche di tratte e destinazioni. Fonte: Google Search Console, ultimi dodici mesi.

La parte interessante non è la tecnologia: è la decisione su quali pagine far esistere. Generare automaticamente una pagina per ogni combinazione sembra giusto e produce centinaia di pagine quasi identiche che si fanno concorrenza; tenere una sola pagina di ricerca lascia fuori tutte le ricerche fatte con il nome della tratta, che sono le più frequenti. La risposta sta nel mezzo e si decide guardando i dati delle ricerche, non l'elenco dei prodotti. È un ragionamento che su una piattaforma chiusa non si può nemmeno impostare, perché gli indirizzi li decide il sistema.

Le piattaforme chiuse: cosa guadagni e cosa non è più tuo

Quello che guadagni è reale e va riconosciuto: il sito è online in pochi giorni, non pensi agli aggiornamenti né alla sicurezza, il canone comprende l'assistenza e nessuno ti chiama per dirti che il sito è stato violato. Per un'attività che apre domani ed è ancora incerta su cosa venderà, è una scelta ragionevole.

Quello che non è più tuo riguarda tre cose.

I dati. Prima di firmare si chiede in che formato si possono esportare clienti, ordini e contenuti, e si chiede di provarlo durante la prova gratuita. Spesso si esportano le anagrafiche e non la struttura, cioè si porta via l'elenco e non il sito.

Gli indirizzi delle pagine. Molti sistemi impongono la forma degli indirizzi e aggiungono pezzi fissi. Non è questione di eleganza: se un domani si cambia piattaforma, tutti quegli indirizzi cambiano, e con essi le posizioni guadagnate, a meno di impostare centinaia di rinvii.

La possibilità di dire sì a un cliente. È il costo più alto e il meno visibile. Quando un cliente importante chiede listini riservati, un collegamento con il suo sistema di acquisti o una modalità di consegna particolare, la risposta su una piattaforma chiusa non dipende dal tuo budget: dipende da cosa ha previsto il fornitore. Se non l'ha previsto, la risposta è no.

Da fare prima di firmare un abbonamento: chiedi per iscritto come si esportano i dati, se gli indirizzi delle pagine si possono scegliere e quanto costano le funzioni aggiuntive che potrebbero servirti fra un anno. Tre domande, una mail.

Come si leggono tre preventivi su tecnologie diverse

Sei voci rendono confrontabili documenti scritti in modi diversi. Vanno chieste a tutti e tre, con le stesse parole, e le risposte si mettono in una tabella.

  • Che cosa comprende il prezzo, voce per voce. Numero di pagine, chi scrive i testi, chi fa le fotografie, migrazione dei contenuti dal sito vecchio, rinvii dagli indirizzi vecchi ai nuovi, formazione, cookie e privacy, assistenza del primo anno. Sono le voci che spariscono dai preventivi bassi.
  • Di chi sono dominio, hosting e codice alla consegna. La risposta deve essere «tuoi», per iscritto, con le credenziali consegnate. È la clausola che costa zero e vale di più.
  • Quanto costa una modifica dopo la consegna. Una tariffa oraria o un pacchetto di ore, scritta. Senza questo numero, il preventivo più basso diventa il più caro al primo cambiamento.
  • Che cosa succede se il fornitore scompare. Chi altro può lavorare su quel sito? Su WordPress, molti; su un software su misura, chiunque se il codice è documentato e consegnato; su una piattaforma chiusa, solo loro.
  • Che cosa si fa delle posizioni già guadagnate. Se il sito esiste, si chiede come verranno gestiti gli indirizzi attuali. La risposta giusta nomina i rinvii permanenti e un controllo per alcune settimane dopo la pubblicazione.
  • Chi aggiorna il sito dopo, e con quale piattaforma. Se la risposta è «ci pensiamo noi», si chiede quanto costa all'anno. Se la risposta è «lo fate voi dal pannello», si chiede di vedere il pannello prima di firmare.

Con queste sei risposte in mano, i tre preventivi diventano leggibili e succede quasi sempre la stessa cosa: il più basso cresce di una o due migliaia di euro, perché mancavano i testi e i rinvii, e il più alto scende, perché comprendeva l'assistenza di un anno che gli altri fatturano a parte.

Un esempio di come cambia un confronto dopo queste sei domande, con numeri di comodo per far vedere il meccanismo. Tre preventivi per lo stesso sito aziendale: il primo 3.200 €, il secondo 6.500 €, il terzo un abbonamento mensile. Alla domanda sui testi, il primo risponde che li fornisce il cliente: sono dodici pagine da scrivere, cioè diverse giornate di lavoro di qualcuno, interne o da comprare. Alla domanda sui rinvii, il primo non li aveva previsti: significa ripartire da zero sulle posizioni. Il secondo comprendeva testi, rinvii e un anno di assistenza. Il terzo, moltiplicato per tre anni e sommando le funzioni a pagamento, superava il secondo e lasciava il sito in casa d'altri. Il preventivo più basso era il più caro, ma non si vedeva dal totale.

La domanda che decide

Una sola, e cambia tutto: il sito deve mostrare o deve fare?

C'è una prova semplice per rispondere, e si fa guardando il lavoro di chi risponde al telefono in azienda. Se le telefonate chiedono informazioni che potrebbero stare scritte su una pagina, il sito deve mostrare, e meglio. Se le telefonate chiedono conti, disponibilità o documenti — cose che qualcuno deve cercare in un altro programma prima di rispondere — il sito deve fare, e ogni mese che passa senza che li faccia è un mese di stipendio speso a fare da tramite fra un cliente e un dato che esiste già.

Se deve mostrare — chi siamo, che cosa vendiamo, che lavori abbiamo fatto, come ci si mette in contatto — WordPress fatto bene è la risposta nella grande maggioranza dei casi, e il resto della spesa va nei contenuti e nella visibilità, che sono le cose che portano i clienti.

Se deve fare — calcolare, collegarsi, autenticare, scambiare dati — allora è un programma, si valuta come un programma e si misura in ore risparmiate. Sbagliare questa risposta costa in due modi simmetrici: un software su misura per fare un sito vetrina è denaro speso male, e un sito vetrina a cui si chiede di fare il lavoro di un programma diventa un cantiere senza fine, con un componente aggiunto ogni mese.

La piattaforma chiusa resta la scelta giusta in un caso preciso: quando serve essere online la settimana prossima, il progetto è ancora da verificare e si accetta di ricominciare se funziona.

Se vuoi un confronto fatto sui tuoi numeri, nella pagina del preventivo per il sito web ci sono le fasce con quello che comprendono e un modulo breve: rispondiamo entro un giorno lavorativo con un ordine di grandezza e con le domande che servono per restringerlo.

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Domande frequenti

Domande frequenti

Meglio WordPress o un sito su misura?

WordPress quando il sito presenta un'azienda e i suoi servizi e deve essere aggiornato da chi lavora dentro. Su misura quando il sito deve calcolare prezzi, scambiare dati con il gestionale o dare accessi riservati a clienti diversi. La domanda da farsi è se il sito deve mostrare o deve fare.

Quanto costa un sito in WordPress fatto bene?

Da 2.500 € per un sito vetrina fino a otto pagine e da 5.000 € per un sito aziendale con una pagina per servizio, blog e contenuti scritti. Ai costi iniziali si aggiungono dominio 15-30 € l'anno, hosting da 100 a 600 € e le eventuali licenze dei componenti.

WordPress è lento o insicuro?

Non in sé. Diventa lento con un tema comprato che carica codice inutile e trenta componenti installati, e diventa insicuro quando non viene aggiornato. Un impianto costruito su misura dentro WordPress, con pochi componenti e aggiornamenti seguiti, non ha questi problemi.

Che rischi corro con una piattaforma in abbonamento?

Tre: l'esportazione dei dati può restituire gli elenchi e non il sito, gli indirizzi delle pagine spesso li decide il sistema, e le funzioni che non ha previsto il fornitore non si possono aggiungere. Il costo si paga all'uscita, non alla firma.

Come confronto preventivi fatti su tecnologie diverse?

Non sul totale, ma su sei voci chieste a tutti con le stesse parole: cosa comprende il prezzo voce per voce, di chi sono dominio hosting e codice, quanto costa una modifica, chi altro può lavorarci, come vengono gestiti gli indirizzi attuali e chi aggiorna il sito dopo.

Quando conviene collegare il sito al gestionale?

Quando qualcuno ricopia dati a mano ogni giorno o quando il sito rischia di mostrare prezzi e disponibilità non aggiornati. Il conto si fa in ore: due ore al giorno di ricopiatura, su duecentocinquanta giorni lavorativi, fanno circa cinquecento ore l'anno, e a quel punto il collegamento si paga da sé.

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