19.10.2026 · Siti web · 6 min di lettura

Siti accessibili: cosa dice davvero la legge europea, e chi riguarda

L'European Accessibility Act in parole semplici: chi è obbligato, da quando, cosa serve fare e cosa succede a chi non lo fa.

L'European Accessibility Act è la direttiva europea che estende l'obbligo di accessibilità dai siti della pubblica amministrazione a una parte dei servizi privati. In Italia è stata recepita e le scadenze sono operative: vale la pena capire se riguarda la tua azienda, perché le informazioni che circolano sono spesso o allarmistiche o troppo rassicuranti.

Chi è obbligato

L'obbligo riguarda chi offre al consumatore servizi come commercio elettronico, servizi bancari, trasporto passeggeri, biglietteria, libri digitali, telecomunicazioni. Se vendi online a privati, se gestisci prenotazioni, se fornisci un servizio digitale a consumatori, rientri. Se vendi solo ad aziende o hai un sito di sola presentazione, l'obbligo diretto è meno chiaro, ma attenzione al punto successivo.

Le esclusioni, e perché non sono una via di fuga

Le microimprese — meno di dieci persone e fatturato sotto una certa soglia — sono escluse dall'obbligo per la fornitura di servizi. L'esclusione però non vale per i prodotti, non vale nei rapporti con la pubblica amministrazione e non vale nei bandi, dove l'accessibilità compare sempre più spesso come requisito. Molte aziende che si credevano escluse se ne accorgono quando perdono punti in una gara.

Che cosa chiede, in concreto

Il riferimento tecnico sono le linee guida WCAG, livello AA. In pratica significa: contrasti leggibili, testi alternativi sulle immagini, moduli con etichette collegate, navigazione completa da tastiera, titoli in ordine gerarchico, video con sottotitoli, documenti scaricabili leggibili da un lettore di schermo. Più una dichiarazione di accessibilità che descrive lo stato reale del sito, comprese le parti non ancora conformi.

Cosa rischia chi non si adegua

Le sanzioni esistono e sono amministrative, ma il rischio concreto per un'azienda media è un altro: la segnalazione di un utente, l'esclusione da una gara, o semplicemente i clienti che non riescono a completare un acquisto e se ne vanno senza dire niente. Quest'ultima è la voce più cara, e non compare in nessun verbale.

Da dove conviene partire

Da un audit, non da un widget. I pannelli che promettono la conformità con una riga di codice non risolvono i problemi strutturali e in diversi paesi sono finiti in contenzioso proprio per questo. Un audit serio costa poco, dice quanto sei lontano e quali correzioni spostano davvero qualcosa. Da lì il preventivo è preciso.

Se vuoi sapere a che punto è il tuo sito, guarda la pagina sull'accessibilità dei siti web o mandaci l'indirizzo: la prima verifica non costa nulla.

Domande frequenti

Domande frequenti

Il mio e-commerce deve essere accessibile?

Sì, il commercio elettronico rientra fra i servizi coperti dalla direttiva, salvo l'esclusione prevista per le microimprese.

Basta aggiungere un widget di accessibilità?

No: i widget non correggono la struttura del sito e non sostituiscono la conformità. In alcuni paesi sono stati oggetto di contenziosi proprio perché promettevano una conformità che non c'era.

Serve una dichiarazione di accessibilità?

Sì, ed è bene che sia veritiera: deve dire anche quali parti non sono ancora conformi e cosa si sta facendo. Dichiarare il falso è peggio che non dichiarare.

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