Più o meno intorno al 2022, quando il Covid ancora faceva paura e la vita si era spostata tutta sui social, stimati professionisti con anni di accademia alle spalle hanno iniziato a credere che l’unico modo per trovare clienti fosse indicare scritte invisibili nel vuoto, muovendo il bacino a tempo di musica.
Spinti dai consigli accorati dei soliti guru della Silicon Valley, avvocati, medici e consulenti finanziari hanno così sacrificato la propria dignità sull’altare dell’algoritmo, inseguendo il miraggio della viralità a tutti i costi.
La promessa era semplice: milioni di visualizzazioni si tradurranno automaticamente in milioni di fatturato.
A distanza di qualche anno, la sbornia collettiva sta finalmente passando e il risveglio per molti è traumatico perché la viralità sta iniziando a perdere il suo valore culturale. Il motivo di questo cambio di rotta è supportato dai dati, la corsa al click facile ha finito per rompere molte più carriere di quelle che è riuscita a costruire, trasformando l’autorevolezza in una macchietta digitale.
Il paradosso della viralità: quando il posizionamento distrugge la fiducia
Il grande equivoco è stato confondere la notorietà con la reputazione dimenticando che essere visti non significa essere stimati.
I dati dell’Edelman Trust Barometer evidenziano che quando si parla di istituzioni, scienza e professioni ad alto impatto, la popolazione premia la competenza e il rigore, non certo l’intrattenimento. Gli scienziati e i tecnici guidano le classifiche della fiducia globale con tassi che superano il 75% di gradimento, mentre le figure che abusano di linguaggi pubblicitari o legati all’infotainment registrano un crollo della credibilità.
La forzatura del linguaggio social applicata a professioni ha creato un corto circuito distruttivo e in effetti, chi si affiderebbe mai a un chirurgo che balla e segue i trend del momento su TikTok?
Quello che sta accadendo ha una spiegazione che si può riassumere in due fattori:
- Svalutazione della percezione: Il potenziale cliente smette di percepire il valore e la complessità dello studio professionale, focalizzandosi solo sulla performance comica.
- L’illusione dell’RPM: I dati di settore, raccolti da piattaforme come Kolsquare, mostrano che il ritorno economico diretto dalle visualizzazioni video, oscilla mediamente tra appena 0,40$ e 1$ per 1.000 views. Inseguire la massa per monetizzare i click è fallimentare per un professionista, il cui tempo ha un valore orario infinitamente superiore.
Casi di studio italiani: lo scontro tra deontologia e algoritmo
Mentre negli Stati Uniti la parabola dei Med-Fluencer ha costretto le cliniche private a licenziamenti di massa per condotta “frivola” nelle corsie ospedaliere, l’Italia sta affrontando la propria transizione verso la maturità digitale a colpi di sanzioni, esposti agli ordini professionali e conversioni commerciali pari a zero.
Negli ultimi due anni, ad esempio, l’avvocatura italiana su TikTok e Instagram ha vissuto un vero e proprio far west.
Diversi legali, nel tentativo di agganciare l’algoritmo, hanno iniziato a commentare i fatti di cronaca nera più efferati o i divorzi dei VIP con toni sensazionalistici, se non addirittura proponendo “trucchi legali” per aggirare le norme, il tutto condensato in reel da 30 secondi con musichette performanti.
Il risultato? Una pioggia di segnalazioni per violazione dell’Articolo 35 del Codice Deontologico Forense, che vieta espressamente la pubblicità ingannevole, l’uso di informazioni che possano generare false aspettative e, soprattutto, impone il rispetto del decoro della professione.
Molti di questi avvocati si sono ritrovati con procedimenti disciplinari aperti e con caselle mail intasate da utenti fuori target in cerca di consulenze gratuite, mentre i clienti che pagano parcelle vere, scappavano verso studi tradizionali e riservati.
La stretta AGCOM e la fine dell’anarchia
La svolta istituzionale in Italia è arrivata con l’entrata in vigore delle Linee Guida dell’AGCOM per gli influencer e l’attivazione del registro ufficiale dei “creator rilevanti”.
Le sanzioni pecuniarie per la mancata trasparenza pubblicitaria o per la diffusione di informazioni non veritiere arrivano oggi a cifre a sei zeri.
Il mercato italiano si sposta sul B2B: i dati UPA
Che la caccia alla visualizzazione vuota sia finita lo confermano anche i dati economici nazionali. Secondo il report “Influencer Marketing 2026” presentato da UPA (Utenti Pubblicità Associati), gli investimenti in Italia in questo comparto raggiungeranno i 550 milioni di euro (+12% rispetto all’anno precedente).
Tuttavia, la crescita non è più guidata dai mega-influencer generalisti o da chi fa numeri enormi con contenuti leggeri. La vera rivoluzione in atto è quella del B2B Influencer Marketing.
Quasi il 50% dei marketer italiani ha inserito nel proprio mix comunicativo i cosiddetti Industry Expert o Executive Employee, cioè professionisti che non fanno grandi numeri, ma che parlano a una nicchia super profilata e dimostrano che i contenuti firmati da esperti di settore generano un tasso di conversione commerciale 4 volte superiore rispetto a una campagna basata sulla pura viralità.
Il pubblico è saturo. Gli utenti sanno scindere perfettamente il tempo libero e il cazzeggio digitale dalla ricerca di un professionista a cui affidare i propri soldi o la propria salute.
Come fare Personal Branding nell’era della “Post-Viralità”
Se i balletti sono morti o, per meglio dire, sono tornati a essere una prerogativa sacrosanta dei creator di puro intrattenimento, come devono muoversi i professionisti e le imprese sui social? La parola d’ordine è reputazione basata sulla sostanza.
- Abbraccia la “Micro-Influenzialità”: meglio essere un punto di riferimento per 1.000 persone realmente in target nel tuo settore eLinkedIn in questo si conferma la piattaforma regina per il B2B, che una meteora con 100.000 visualizzazioni su TikTok che domani mattina tutti avranno già dimenticato.
- Educa invece di intrattenere: il content marketing serio si basa sulla risoluzione dei problemi del cliente. Mostra il dietro le quinte del tuo lavoro, analizza una nuova normativa, spiega i rischi di una scelta aziendale senza filtri artificiali o musiche accattivanti messe a caso.
- Mantieni il decoro professionale: l’empatia e l’ironia sono ottimi strumenti di comunicazione, ma non devono mai scavalcare il rispetto per la propria professione. Si può essere accessibili e “pop” anche rimanendo seri, rigorosi e istituzionali.
Il ritorno della competenza
Ci stiamo finalmente liberando della dittatura del “trend a tutti i costi” per tornare a premiare la costanza, l’etica e la preparazione.
La prossima volta che un presunto esperto di marketing vi consiglierà di mettervi in gioco ballando nei reel per trovare nuovi clienti per il vostro studio, fate un respiro profondo, sorridete e ricordatevi che l’autorevolezza si costruisce con i risultati e la fiducia dei clienti, non con i balletti.
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