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In Italia sta per entrare in vigore un registro ufficiale per influencer e creator digitali: l’Albo degli Influencer voluto da AGCOM. Il provvedimento mira a dare maggiore trasparenza all’attività di chi crea contenuti online ad ampia diffusione e a regolamentare meglio il fenomeno dell’influencer marketing. Ma quali sono i pro, i contro, e cosa pensano gli influencer italiani?

Cos’è l’albo degli influencer rilevanti

L’Albo degli Influencer nasce con la delibera n. 197/2025 dell’AGCOM e stabilisce che:

  • Devono iscriversi al registro gli influencer rilevanti che superano 500.000 follower su almeno una piattaforma oppure che registrano 1 milione di visualizzazioni medie mensili;
  • L’iscrizione è obbligatoria entro febbraio 2026;
  • Il registro sarà gestito da AGCOM, con un elenco pubblico degli iscritti;
  • L’albo non certifica competenze professionali né richiede esami: serve a definire obblighi di trasparenza, condotta e responsabilità.

Perché nasce l’albo: cattive pratiche, scandali e casi italiani

Negli ultimi anni il sistema dell’influencer marketing in Italia ha assistito a una crescita rapida, ma non sempre accompagnata da responsabilità o regole chiare. 

Alcune vicende hanno evidenziato come l’assenza di un quadro regolatorio possa favorire comportamenti scorretti, dannosi o semplicemente di pessimo gusto. 

Ed è proprio in questo contesto che si inserisce la spinta verso un registro ufficiale.

I casi giudiziari e le polemiche più rilevanti

  • Il “Pandoro-gate”: la vicenda che ha coinvolto Chiara Ferragni ha aperto un dibattito su trasparenza, beneficenza e comunicazione commerciale.
  • Nightlife e lusso esibito: il caso Davide Lacerenza ha mostrato come alcuni influencer possano romanticizzare ambienti borderline, alimentando narrazioni problematiche.
  • Comportamenti irresponsabili in diretta: alcuni creator hanno diffuso contenuti che mostrano atti pericolosi o illegali, e uno di questi è il TikToker Michele Napolitano, con arresti a seguito.
  • Mamme-influencer e conflitti scolastici: genitori che usano i social per attaccare scuole e insegnanti, trasformando problemi privati in spettacolo virale.

Il caso Camilla De Pandis 

Questa è una delle polemiche più recenti e simboliche. Durante un viaggio negli Stati Uniti, De Pandis ha pubblicato un vlog in cui mostra di aver ottenuto due “Disability Pass” agli Universal Studios di Orlando fingendo di avere problematiche di salute – tramite certificati che dichiarano disturbi d’ansia – per saltare la fila alle attrazioni. 

La De Pandis ha difeso la sua azione dichiarando che non voleva “prendere in giro i bambini con disabilità” ma ammette che è stata una “ragazzata” immatura, spiegando che non aveva considerato la gravità della sua azione.

I vantaggi dell’albo degli influencer: i “pro” della regolamentazione

Albo degli influencer

  1. Maggiore trasparenza e professionalizzazione
    Con obblighi espliciti sull’identità, la condotta e la rendicontazione, l’attività dei creator può essere governata con maggiore serietà, riducendo il rischio di comportamenti scorretti.
  2. Tutela del pubblico e dei minori
    Regole su come trattare temi delicati (disabilità, salute, vulnerabilità) possono evitare che vengano banalizzati o speculati in forma leggera, come nel caso De Pandis.
  3. Riconoscimento del ruolo
    L’albo conferisce agli influencer uno status più definito: non sono solo “persone con tanti follower”, ma attori della comunicazione digitale con responsabilità.

I limiti e le criticità: i “contro” della regolamentazione

  1. Soglie quantitative discutibili
    Il criterio dei numeri (follower / visualizzazioni) può escludere creator di nicchia ma con forte impatto qualitativo, oppure includere chi non ha una reale professionalità.
  2. Onere amministrativo
    Iscriversi, dichiarare metriche, rispettare un codice di condotta: per molti creator è un peso burocratico che può risultare sproporzionato.
  3. Rischio di autocensura
    Equiparare influencer a media tradizionali può limitare la creatività: molti potrebbero evitare contenuti sperimentali o rischiosi.
  4. Incertezza sui controlli
    Restano domande su come AGCOM controllerà l’autenticità dei dati dichiarati, su cosa succede se un creator cambia piattaforma o residenza, o se cessa di superare le soglie.

Implicazioni per la comunicazione, il marketing e il pubblico

L’istituzione dell’albo rappresenta un punto di svolta per il panorama digitale italiano. Non è solo una risposta a casi isolati, ma un segnale forte: il mondo degli influencer ha bisogno di regole per essere preso seriamente, perché il suo impatto sulla società è reale.

  • Per i brand, l’albo può diventare un criterio di selezione per collaborazioni più sicure e “eticamente trasparenti”.
  • Per gli influencer, significa operare con maggiore responsabilità, consapevoli che gli errori (come quello di De Pandis) possono avere conseguenze molto più grandi di quanto sembrino.
  • Per il pubblico, soprattutto i più giovani, l’albo può offrire una garanzia: chi ha un seguito enorme deve rispondere non solo ai numeri, ma anche ai valori.

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